
Turoldo per Pasolini: l’orazione di Casarsa e lo spettacolo al Teatro Stabile Sloveno
Sabato 11 luglio 2026, ore 21:00, Teatro Stabile Sloveno di Trieste.
Nell’ambito di Varcare la frontiera, interferenze, Meglio che il silenzio scenda su quella notte porta in scena l’orazione di David Maria Turoldo per Pasolini, con la voce di Paolo Fagiolo, la danza di Toni Flego e il paesaggio sonoro di Michael Petronio. Biglietto 10 euro, prenotazione consigliata a eventi@cizerouno.it. Dettagli e programma completo →

Casarsa, 6 novembre 1975
Il 6 novembre 1975, a Casarsa della Delizia, si celebrano le esequie di Pier Paolo Pasolini. Padre David Maria Turoldo si presenta non solo come sacerdote, ma come amico: è venuto, dice, ad accompagnare all’ultima dimora l’amico e fratello Pier Paolo. Nella cronaca che Libero Mazzi scrive il giorno dopo, il 7 novembre 1975, per «Il Piccolo», la giornata si compone di due momenti. In chiesa, davanti a migliaia di persone in silenzio, la voce di Turoldo intona il “Discorso della Montagna”. Poi, al cimitero, la stessa voce si fa personale: Turoldo legge i pensieri che aveva scritto di getto, appena saputa la notizia della morte, dedicati alla madre di Pasolini, Susanna Colussi. Mazzi la descrive sorretta da mani gentili lungo i due chilometri di corteo, mentre il suo Friuli, semplice e povero, riaccoglie un figlio.
È in quei pensieri, mai pubblicati fino a quel giorno, che Turoldo pronuncia la frase «Meglio che il silenzio scenda su quella notte»: le stesse parole che oggi danno il titolo allo spettacolo con cui, sabato 11 luglio 2026, la tredicesima edizione di Varcare la frontiera, Interferenze, chiude la sua trilogia di serate al Teatro Stabile Sloveno. L’orazione fu pubblicata l’anno successivo, nel 1976, con il titolo Chiediamo scusa di esistere, nel volume Pasolini in Friuli (Corriere del Friuli, in collaborazione con il Comune di Casarsa della Delizia).
Varcare la frontiera ritorna su questo attualissimo testo di Turoldo dopo averlo messo in scena nel 2015 con Francesco Migliaccio a Trieste e nel dicembre 2015 con Fabiano Fantini a Casarsa.

Toni Flego e Sarah Taylor
Le sue parole, nella voce di Paolo Fagiolo, entrano nei sussurri elettronici di Michael Petronio e diventano materia viva nel corpo di un danzatore: Toni Flego.
Toni Flego, nato a Fiume/Rijeka il 3 agosto 1996, danza fin dall’infanzia. Formatosi tra la scuola di balletto classico e contemporaneo di Fiume e il Liceo coreutico Educandato Uccellis di Udine, ha lavorato con TRAFIK di Branko Valenta, con la Thor Dance Company di Thierry Smits e con l’OrianTheatre Dance Company. Tra il 2018 e il 2020 si è formato al CPP Padova Danza, entrando a far parte della compagnia E.sperimenti Dance Company. Nel 2020 ha debuttato alla Biennale Danza di Venezia sotto la direzione di Marie Chouinard, vincendo lo stesso anno il Premio La Sfera Danza per la danza contemporanea; è tornato alla Biennale nel 2021 sotto Wayne McGregor. È il vincitore della open call lanciata da Cizerouno per Meglio che il silenzio, scelto tra 31 candidature arrivate da Italia, Germania, Austria e Croazia.
A presiedere la giuria che lo ha selezionato, e a curare la supervisione coreografica dello spettacolo, è Sarah Taylor: formazione classica alla Australian Ballet School, perfezionamento con Martha Graham a New York, anni da prima ballerina tra Tel Aviv e il Teatro Verdi di Trieste. Dal 2003, con l’avvio della collaborazione con Claudio Misculin, la sua traiettoria incontra un teatro di danza a impronta sociale: è oggi direttrice artistica dell’Accademia della Follia, partner di Cizerouno per questa edizione di Varcare la frontiera. Dalla collaborazione con Misculin nascono lavori come Divercity@040 (2006), dove pazienti dell’ex Ospedale Psichiatrico di Trieste danzano accanto ai danzatori del Verdi, fino al palco internazionale di Madness & Arts. Taylor porta a Meglio che il silenzio la stessa tensione che la guida in 4 Ritratti, il 18 settembre 2026 al Parco di San Giovanni: tenere insieme l’alta tecnica del balletto e la pratica di un teatro che abita la marginalità.

Lo spettacolo dell’11 luglio
Non è la prima volta che il festival dedica un capitolo a Pasolini: nel 2015 la sezione Dedica a Pasolini fu riconosciuta dal MIC tra le manifestazioni ufficiali per il quarantesimo anniversario dalla morte del poeta.
L’immagine guida dello spettacolo è Omaggio al romanzo delle stragi di Pier Paolo Pasolini_n°4A, opera dell’artista belga Chantal Vey. Nasce nel 2022 a Trieste, durante “Io so…”, la sua writing performance per Varcare la frontiera: un’ora passata a trascrivere a matita, dal vivo, l’intero articolo che Pasolini pubblicò sul «Corriere della Sera» il 14 novembre 1974, Il romanzo delle stragi. Una scrittura che Vey stessa descrive come cieca: le parole si sovrappongono fino a perdere leggibilità e diventare traccia, gesto puro.
Non è la prima collaborazione dell’artista col festival: nel 2017, nell’ambito di Diari di bordo una sezione di Varcare la frontiera dedicata a PPP — tre diari di viaggio ispirati al Pasolini “reporter” — Vey aveva presentato il video Controcorrente #2, tappa di una ricerca che lei stessa lega al concetto di territorio come un “Altrove” da esplorare a piedi. Ispirandosi a La lunga strada di sabbia, il reportage che Pasolini scrisse nel 1959 lungo la costa italiana, Vey aveva ripercorso quella stessa strada in senso contrario, partendo da Trieste.
Per approfondire le nostre iniziative su PPP: la mostra fotografica di Claudio Ernè a Trieste (2015), a Casarsa e a Roma; il focus al Trieste Film Festival 2016 con Chantal Vey; l’incontro Pasolini, il mare e Muggia del 2017; il sito di Chantal Vey; la pagina originale di Dedica a Pasolini (2015) su cizerouno.it.
Per i dettagli pratici dello spettacolo dell’11 luglio 2026, vedi il box in apertura o la pagina dedicata di Varcare la frontiera.
