Cergoly: il plurilinguismo di un poeta triestino

Locandina di Poesie clandestine: Carolus L. Cergoly e Pier Paolo Pasolini, lettura di Nikla Petruška Panizon, venerdì 10 luglio 2026 ore 21, Teatro Stabile Sloveno di Trieste

Venerdì 10 luglio 2026, ore 21:00 — Teatro Stabile Sloveno di Trieste. Nell’ambito di Varcare la Frontiera, Interferenze, Nikla Petruška Panizon legge i testi di Cergoly in dialogo con Pier Paolo Pasolini. Biglietto 10 euro, prenotazione consigliata a eventi@cizerouno.it. Dettagli e programma completo →

Il plurilinguismo di Cergoly

Chi era Carolus L. Cergoly? Poeta triestino nato a Trieste il 20 settembre 1908 e morto a Trieste il 4 maggio 1987 (scheda biografica Treccani), di formazione asburgica, scrisse in quattro lingue: il triestino innanzitutto, poi l’italiano, il tedesco e lo slavo. Ma non è un plurilinguismo che si mescola: Pasolini, nel suo scritto critico del 23 agosto 1974 su Inter pocula, poesie segrete triestine, lo descrive come un incastro araldico, quasi meccanico, in cui le lingue restano distinte come olio e aceto, eppure producono un incanto.

È un aspetto che colpisce Pasolini più di ogni altro: il plurilinguismo di Cergoly non nasce da un bisogno comunicativo, ma da una scelta di classe. Il poeta usa il triestino non come lingua del popolo, ma come lo parla lui stesso, uomo colto e agiato, senza calarsi nel dialetto per farsene interprete come fanno altri poeti dialettali. È un poeta «tremendamente aristocratico»: appartato, geloso della propria solitudine, che rifiuta ogni definizione. Il suo mondo non è Trieste, ma quel pezzo di mondo che ha ereditato la civiltà mitteleuropea e le sue nostalgie asburgiche.

Pasolini lo accosta a Italo Svevo, ma lo vede come il suo fratello minore: un poeta rimasto in potenza, contratto, che solo in poche pagine raggiunge davvero la superficie dell’espressione.

Il dialetto di Cergoly si fa musica, dalla stampa dell'epoca

Le clandestine e la Risiera

C’è però un punto in cui il registro cambia. Nell’ultima sezione del libro, Le clandestine, Cergoly abbandona il gioco letterario e la leggerezza erotica che attraversano il resto della sua opera per raccontare la borghesia ebraica triestina sterminata dai nazisti. È qui, secondo Pasolini, che il plurilinguismo smette di essere ornamento e diventa necessità: nelle parole che nominano la Risiera di San Sabba, unico forno crematorio nazista in Italia, attivo a pochi chilometri dal centro di Trieste, il linguaggio si fa stridente, teso, quasi fisico. Cergoly non lascia quella borghesia nell’anonimato della Storia: nomina Arone Pakitz, suo figlio Simon, sua figlia Paola, Rachele Fuà, Alvise Tron, restituendo a ciascuno un destino preciso invece di una cifra.

Copertina di Canti clandestini, nove poesie in lessico triestino di Carolus L. Cergoly, edizione Tullio Misan, ristampa Ferruccio de Walderstein

L’evento del 10 luglio

È questo doppio registro, tra leggerezza aristocratica e gravità improvvisa, che Poesie clandestine porta in scena il 10 luglio: non una lettura, ma un dialogo a distanza tra due voci del Novecento che a Trieste hanno trovato, l’uno vivendola e l’altro leggendola, un punto di osservazione condiviso.

Comments are closed.