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Ritratto da Romano Zumin, lo scrittore e “volontario giuliano” Scipio Slataper (1888 – 1915) ci accompagnerà fino al Parco della Rimembranza a San Giusto. Lungo questo percorso ci condurranno l’amico di una vita Giani Stuparich assieme a Claudio Magris e Biagio Marin.
dall’audio racconto:
Sul basamento del busto di Scipio Slataper al Giardino pubblico, opera di Romano Zumin, non compare il nome dello scrittore: solo le date, 1888–1915, e la dicitura «Volontario Giuliano». Eppure Slataper è molto più di questo — è, come scrivono Claudio Magris e Angelo Ara in Trieste, un’identità di frontiera, l’autore che per primo identifica la triestinità con la «consapevolezza di una diversità reale ma indefinibile». Il suo unico romanzo, Il mio Carso (1912), è la pietra d’angolo della letteratura triestina del Novecento.
L’itinerario Per li rami dedicato a Slataper scende dal Giardino pubblico verso il centro, prima tappa il Caffè San Marco in via Battisti, fondato il 3 gennaio 1914. Luogo di ritrovo di giovani irredentisti e intellettuali — Italo Svevo, Umberto Saba, James Joyce, Virgilio Giotti, Giani Stuparich, lo stesso Slataper — il San Marco era anche un laboratorio di passaporti falsi per la fuga in Italia di patrioti antiaustriaci. Magris lo descrive in Microcosmi come un’Arca di Noè dove «trionfa, vitale e sanguigna, la varietà». Il percorso scende poi lungo via Battisti e raggiunge piazza Goldoni, dove lo zio materno di Slataper, il podestà Scipione De’ Sandrinelli, commissionò la Scala dei Giganti nel 1907.
Salendo la Scala dei Giganti si arriva al Parco della Rimembranza sul colle di San Giusto, dove nei 26 settori in pietra carsica sono incisi i nomi dei caduti della Prima guerra mondiale. Slataper morì il 3 dicembre 1915 sul Monte Calvario — il Podgora — sul fronte italiano, a cui era partito volontario insieme all’amico di una vita Giani Stuparich. La sua tomba è ancora lì, su quel fazzoletto di terra poco lontano da dove fu ferito. Non a caso Stuparich spese tutta la vita a pubblicare e custodire le sue opere, scrivendone la biografia nel 1922: «Fu un grande uomo. I grandi non sentono più il peso della realtà quotidiana quando sono di fronte all’eterno valore dell’idea».
A guidare il percorso sono le parole che Slataper scrisse nel 1911: «Prima di tutto sono un uomo. Poi sono poeta. Poi sono triestino. Bisogna che io sappia fondere queste tre cose». Un equilibrio impossibile da raggiungere, ma straordinario da inseguire.
➳ Letture suggerite
Per li rami con Scipio Slataper
✤ Angelo Ara, Claudio Magris, Trieste. Un’identità di frontiera, Torino, Einaudi, 1982
✤ Biagio Marin, I delfini di Slataper, Milano, Scheiwiller, 1965
✤ Claudio Magris, Microcosmi, Milano, Garzanti, 1997
✤ Aurelio Slataper, Appunti per una storia di famiglia, Trieste, Centro Studi Scipio Slataper, 2019
✤ Scipio Slataper, Il mio carso, Milano, Mondadori 1912; 1958 (edizione riveduta sul testo originale a cura di Giani Stuparich)
✤ Giani Stuparich, Scipio Slataper, Firenze, Quaderni della Voce n.56-57, 1922
✤ Stelio Vinci, Caffè San Marco. Un secolo di storia e cultura a Trieste 1914-2024, Trieste, Comunicarte Edizioni, 2014
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