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Srečko Kosovel (1904 – 1926) è l’unico autore sloveno presente al Giardino pubblico, con un monumento che porta la firma di Mitja Race. Con lui risaliremo per li rami fino al Carso, all’Obelisco a Opicina. Accanto alle sue poesie, brani di Dragotin Kette, Claudio Magris, Boris Pahor e Marko Sosič.
dall’audio racconto:
Srečko Kosovel nasce nel 1904 a Sežana, cresce a Tomaj innamorandosi del Carso e dei suoi abitanti, frequenta Trieste — il teatro Rossetti, il Narodni dom, i pittori d’avanguardia come Avgust Černigoj — e muore nel 1926 a soli 22 anni. Eppure la sua produzione poetica, che canta la landa carsica e i suoi pini ma anche la crisi dell’Europa postbellica e l’oppressione dei regimi totalitari, lo iscrive tra i maggiori poeti sloveni di tutti i tempi. Il suo busto al Giardino pubblico, opera di Mitja Race e donato dalla Casa dello Studente Sloveno di Trieste, è inaugurato nel 1996: settant’anni dopo la sua morte, è il primo monumento a un autore sloveno nel parco.
L’itinerario Per li rami dedicato a Kosovel scende dal Giardino pubblico verso il centro, passando per piazza Oberdan — luogo centrale nella memoria degli sloveni di Trieste, dove oggi ha sede la libreria TS360 — e risalendo verso il Narodni dom di via Filzi, la Casa nazionale slovena costruita da Max Fabiani e data alle fiamme dai fascisti il 13 luglio 1920. Un incendio che il piccolo Boris Pahor, nato a Trieste nel 1913, vide a sette anni e avrebbe raccontato poi nel suo Il rogo nel porto. Tutta l’opera di Pahor — dalla Trilogia triestina composta da Oscuramento, Nel labirinto e Una primavera difficile, fino a Piazza Oberdan — è intessuta di Trieste e del suo territorio di confine.
Da piazza Oberdan il percorso sale in Carso con il tram per Opicina, ripercorrendo al contrario la strada che Kosovel faceva scendendo in città. Dall’Obelisco di Opicina si apre la vista su Trieste e sul golfo — «tutto è un quadro, lo contempli dall’altipiano, immobile, in silenzio, assorto», scriveva il poeta. Questo paesaggio carsico, con la bora, i pini, le doline e le pietre, è anche lo sfondo di Tito, amor mijo di Marko Sosič, scrittore sloveno di Opicina, e delle poesie di Dragotin Kette, che cercò sollievo dalla tisi nel clima mediterraneo di Trieste.
A guidare il percorso è la raccolta Tra Carso e caos, curata da Poljanka Dolhar e Darja Betocchi, che raccoglie le poesie di Kosovel in doppia lingua — sloveno e italiano — e resta ancora oggi la porta d’accesso più preziosa alla sua opera.
➳ Letture suggerite
Per li rami con Srečko Kosovel
✤ Vladimir Bartol, Racconti umoristici triestini, Trieste, Comunicarte Edizioni, 2019
✤ Poljanka Dolhar, Erika Bezin, Com’è bella Trieste. Guida alle diverse anime della città, , Trieste, Editoriale Stampa Triestina 2025
✤ Srečko Kosovel,Tra Carso e caos, a cura di Darja Betocchi e Poljanka Dolhar, Trieste, Comunicarte Edizioni, 2014
✤ Claudio Magris, Microcosmi, Milano, Garzanti, 1997
✤ Boris Pahor, Dentro il labirinto, Roma, Fazi, 2011
✤ Boris Pahor, Il rogo nel Porto, Milano, La Nave di Teseo, 2020
✤ Boris Pahor, Oscuramento, Milano, La Nave di Teseo, 2022
✤ Boris Pahor, Piazza Oberdan, Portogruaro, Nuova Dimensione, 2010
✤ Boris Pahor, Srečko Kosovel, Pordenone, Edizioni Studio Tesi, 1993; Gorizia, Leg, 2022
✤ Boris Pahor, Una primavera difficile, Milano, La Nave di Teseo, 2016
✤ Marko Sosič, Tito, amo mijo, Trieste, Comunicarte Edizioni, 2012
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