🎧 Ascolta l’itinerario — 24 minuti

Anita Pittoni (1901 – 1982), scrittrice, poetessa, editrice e pioniera dell’artigianato artistico contemporaneo, è la prima donna ad avere un busto al Giardino pubblico, opera di Nino Spagnoli. Il suo itinerario ci porta al Giardino Wulz e al Parco di San Giovanni. Accanto ai suoi scritti le pagine di Peppe Dell’Acqua, Diana De Rosa, Lina Galli, Claudio Grisancich, Fabrizia Ramondino, Pino Roveredo, Silvia Zetto Cassano.
dall’audio racconto:
È un giovedì mattina di novembre del 1996. Nel giardino pubblico di Trieste sta per avvenire qualcosa di storico: per la prima volta, tra i busti che popolano i viali tra platani e ippocastani, sta per apparire il volto di una donna. Anita Pittoni — scrittrice, poetessa, editrice, pioniera dell’artigianato artistico — non aspetta nemmeno le autorità. Complice una folata di vento, il drappo che la copre cade da solo alle undici in punto, anticipando di dieci minuti l’arrivo del vicesindaco Roberto Damiani e del poeta Claudio Grisancich, che di quella casa in via Cassa di Risparmio 1 era stato ospite fisso fin dal 1954.
L’itinerario Per li rami dedicato alla Pittoni parte dal Giardino pubblico e si muove attraverso due luoghi che ne custodiscono la memoria. Il primo è il Giardino Wulz, in via Catullo 5, nascosto tra i palazzi dietro l’ex Ospedale Militare: qui Anita aprì il suo primo Studio d’Arte Decorativa insieme alle fotografe Wanda e Marion Wulz, con cui condivise anni di sperimentazione creativa tra ritratti, artigianato e moda. Era lei a cucire gli abiti per i set fotografici delle sorelle; erano loro a fotografare le creazioni di quella che l’amica poetessa Lina Galli aveva definito un’«Aracne moderna». I suoi modelli finirono su Domus e Casabella, alla Triennale di Milano, alla Fiera di Parigi.
Il secondo luogo è il Parco di San Giovanni, dove si trovava il Frenocomio triestino inaugurato nel 1908 — e dove anni dopo Franco Basaglia avrebbe condotto la sua rivoluzione psichiatrica con la legge 180 del 1978. Il percorso intreccia qui la storia di Angela Silla Wulz, madre di Wanda e Marion, ricoverata nel 1917 con una diagnosi di «melancolia», con le storie di chi quel mondo l’ha attraversato e raccontato: Peppe Dell’Acqua, Fabrizia Ramondino, Pino Roveredo, Silvia Zetto Cassano.
A tenere insieme tutto è la figura di Anita: il suo artigianato come forma di emancipazione femminile, i martedì pomeriggio nel suo laboratorio frequentati da Giani Stuparich, Virgilio Giotti, Claudio Magris, Pier Paolo Pasolini. E la sua voce, che risuona ancora in una frase che amava ripetere:
«Triestini si diventa, non si nasce.»
➳ Letture suggerite
Per li rami con Anita Pittoni
✤ Diana De Rosa, Scatti di follia, Trieste, Comunicarte Edizioni, 2025
✤ Claudio Grisancich, Quasi un’autobiografia in Conchiglie, Trieste, Lint, 2011
✤ Bruno Maier, Scrittori triestini del Novecento, Trieste, Lint, 1968 ed. 1991
✤ Anita Pittoni, Note autobiografiche (conversazione al Soroptimist giugno 1951) in Bruno Maier, Due scritti inediti di Anita Pittoni in «Archeografo triestino», vol. CI/1993
✤ Fabrizia Ramondino, Passaggio a Trieste, Torino, Einaudi, 2000
✤ Pino Roveredo, Capriole in salita, Trieste, Lint, 1996; Milano, Bompiani, 2000
✤ Silvia Zetto Cassano, Foresti, Trieste, Comunicarte Edizioni, 2016
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