Isole di calore a Trieste: i dati
Trieste ha già un nome per le sue estati più difficili: tropicalizzazione del clima, lo definisce il Comune stesso nei suoi report.
È un dato concreto, che si accumula da trent’anni, misurabile stazione dopo stazione, e che La Controra prova a raccontare incrociando i numeri con l’esperienza di chi la città la attraversa ogni giorno.
Cos’è un’isola di calore urbana
Un’isola di calore urbana è la differenza di temperatura che si crea tra il tessuto costruito di una città e le aree circostanti: asfalto, cemento e superfici impermeabili trattengono il calore molto più a lungo di un prato o di un bosco, e lo restituiscono anche di notte.
Il risultato è che due punti a poche centinaia di metri di distanza possono vivere condizioni climatiche molto diverse. È esattamente questa differenza, a scala di quartiere e di singola piazza, che La Controra prova a mappare a Trieste.
Il quadro europeo: la mappa di Croeser (RMIT)
Uno studio di Thami Croeser, del Centre for Urban Research della RMIT University, pubblicato su Nature Communications nel 2026, ha mappato la copertura arborea entro 60 metri da 5,5 milioni di edifici in 25 città europee. Il risultato: l’84% degli edifici resta sotto la soglia del 30% ritenuta necessaria per un raffrescamento efficace.
A parità di densità abitativa, i quartieri con alberi maturi risultano fino a 10°C più freschi dei quartieri limitrofi senza verde, a Parigi il divario tocca i 10,5°C.
Trieste non compare tra le città analizzate: lo studio si ferma, per l’Italia, a Milano, Roma e Napoli: è in questo vuoto di dati che si inserisce il lavoro di dettaglio che La Controra prova a fare sulla città.
Fonte: Thami Croeser, RMIT University / Nature Communications, luglio 2026.
Il fenomeno non è nuovo, ma si è impennato: i gradi-giorno di raffrescamento nell’Unione Europea sono quasi quadruplicati tra il 1979 e il 2022, da 37 a 140, e il Mediterraneo — il fronte più caldo del continente — lo sta vivendo per primo.
Fonte: Eurostat, 2024, citato in Euro-Mediterranean Journal for Environmental Integration, 2026.
Trieste nello studio CNR-IBE/ISPRA 2025
Uno studio del CNR-IBE e dell’ISPRA, pubblicato nel 2025 sulla rivista scientifica Remote Sensing Applications: Society and Environment, ha analizzato con dati satellitari le isole di calore urbane nei venti capoluoghi di regione italiani nel decennio 2013-2023.
Trieste risulta terza in Italia per intensità delle isole di calore, con una differenza media di 4,8°C tra zone centrali e periferiche: un divario che pesa soprattutto su chi, per lavoro o per necessità, non può scegliere in quale zona della città passare le ore più calde.
Trieste è anche, secondo Greenpeace Italia (dati NASA/ISTAT/Copernicus), la città che soffre meno il caldo in valore assoluto dopo Genova e Bolzano: il 51,3% della popolazione esposto a temperature superficiali di almeno 40° C a luglio 2023, media di 33,1° C a giugno 2024.
Proprio per questo, però, chi resta escluso dalle zone più fresche paga il prezzo più alto.
Trent’anni di caldo in crescita: i dati del Comune
L’Ufficio Statistica del Comune di Trieste, nel suo report sulla stazione di Molo Bandiera, ha confrontato il periodo 1996-2016 con la media climatica di riferimento 1961-1990: le temperature minime risultano aumentate in media di circa 2° C, con un picco di +2,64° C registrato nel 2014.
È lo stesso Comune a parlare apertamente di tropicalizzazione del clima: un cambiamento strutturale, che si sente nelle notti che non si raffreddano più e nei balconi che restano roventi ben oltre il tramonto..
Il caldo record è ormai una tendenza
IIl confronto storico sull’archivio Osmer Arpa lo conferma con un solo giorno preso a campione, il 25 giugno: nel 2009 Trieste toccava 22,5° C, nel decennio 2015-2025 lo stesso giorno ha superato i 30° C in quattro anni su undici, con punte di 33° C e 34° C: una ricorrenza a cui la città si sta, in parte, già adattando.
Anche l’estate 2026 lo conferma: a metà luglio la città ha attraversato la terza ondata di calore della stagione. Ad agosto è arrivata la quarta e l’indice di Thom (Discomfort Index – DI), che misura il disagio psicofisico causato dal caldo umido combinando temperatura dell’aria e umidità, proprio ad agosto a Trieste è rimasto costantemente al livello 3, il massimo della scala, segno che il caldo non è solo una questione di gradi, ma di quanto il corpo fatica a sopportarli.
La Controra vuole documentarlo mentre accade, non a distanza di anni: segui il racconto giorno per giorno in Cronache dal caldo.
Questi dati sono il punto di partenza.
Il resto lo scrivono i luoghi e le persone: puoi contribuire segnalando il tuo hot spot o cool spot nella pagina Partecipa al progetto, oppure esplorare le segnalazioni già raccolte su La mappa.

