Cronache dal caldo
Cronache dal caldo a Trieste: un diario che si aggiorna nel tempo, con notizie, dati e frammenti di vita quotidiana sul caldo urbano in città, raccolti mentre l’estate 2026 accade.
Non una rassegna stampa completa, ma i frammenti che raccontano meglio cosa significa vivere “la controra” in città, quest’anno
Perché nasce questo diario
Cronache dal caldo a Trieste nasce per tenere traccia, giorno dopo giorno, di come il caldo urbano cambia la vita in città: dai dati scientifici alle piccole trasformazioni dello spazio pubblico, dalle notizie di cronaca alle testimonianze dirette raccolte sul campo.
Un archivio che cresce nel tempo, aperto a chiunque voglia partecipare al progetto.

24 settembre 2026
ARPA certifica l’estate 2026: la più calda di sempre, tra mare e siccità
Arriva il bilancio ufficiale, e conferma quello che si è vissuto: l’estate 2026 è tra le più calde mai registrate in Friuli Venezia Giulia, al pari o oltre la famigerata estate del 2003. Il 2026, nel suo complesso, è finora l’anno più caldo mai registrato in regione.

A Trieste, il mare ha fatto da specchio a questa stagione: la temperatura media estiva, misurata a 2 metri di profondità, è stata di 26,2°C, 2,5 gradi sopra la media degli ultimi trent’anni. Anche il corpo della città lo ha sentito: l’indice di Thom, che misura il disagio provocato dal caldo umido, ha segnato lungo la costa 61 giorni di disagio bioclimatico in tre mesi, tra lieve, medio ed elevato — un’estate che per Trieste si piazza al fianco del 2003 e del 2024 come le più critiche di sempre.

A mancare, quest’estate, è stata soprattutto l’acqua dal cielo: sulla costa sono caduti appena 100 millimetri di pioggia in tre mesi, contro i quasi 600 misurati sulle Prealpi. Dopo un giugno piovoso, la siccità si è installata quasi senza interruzioni dalla metà del mese fino a oltre Ferragosto..
Fonte: ARPA FVG, “Estate 2026: stagione eccezionale per alte temperature e siccità”, arpa.fvg.it
30 agosto 2026
Alberi in città?
Il caso delle fioriere-alberi in scatola di Trieste è arrivato fino alle pagine di Artribune, che ha intervistato uno dei massimi esperti italiani di arboricoltura urbana sul tema del verde nelle città. Con il permesso dell’autrice, ripubblichiamo qui l’intervista integrale.

Alberi in città? L’esperto Francesco Ferrini ci spiega come le nostre città possono diventare più verdi
di Marta Santacatterina
Le proteste dei cittadini per il taglio di grandi alberi nelle aree urbane sono ormai all’ordine del giorno: la crescente sensibilità verso il verde urbano va di pari passo con l’aumento della temperatura media globale, mentre il mondo scientifico è unanime nel sostenere che negli ambienti urbani gli alberi svolgono un ruolo cruciale per contenere gli effetti di un cambiamento climatico che molti ormai definiscono irreversibile. Per fare chiarezza sul tema, Artribune ha intervistato Francesco Ferrini, professore ordinario di Arboricoltura e coltivazioni arboree all’Università di Firenze, autore tra l’altro del libro Cronache da un pianeta confuso: tra illusione e speranza verde.
Innanzitutto ci spiega perché un’amministrazione dovrebbe perseguire un’attenta strategia di arboricoltura urbana?
«Perché gli alberi non sono arredo urbano: sono infrastrutture biologiche. Raffrescano attraverso ombreggiamento ed evapotraspirazione, intercettano inquinanti, gestiscono parte delle acque meteoriche, sequestrano carbonio, sostengono la biodiversità e favoriscono il benessere psicofisico dei cittadini. Questi servizi aumentano e si mantengono se gli alberi vengono curati adeguatamente e se possono vivere a lungo in ottime condizioni vegetative.»
Quali sarebbero i provvedimenti più opportuni da prendere per gestire le alberature urbane?
«Prima di tutto conoscere ciò che abbiamo attraverso censimenti georeferenziati, monitoraggi, piani del verde e programmazione pluriennale. Poi occorre passare dall’emergenza alla prevenzione mediante personale qualificato, controlli basati sul rischio reale, corretta gestione del suolo, spazio per le radici, potature solo quando necessarie e cura degli alberi esistenti. Aggiungerei il “bilancio della chioma”: sarebbe buona cosa misurare ogni anno non soltanto quanti alberi piantiamo, ma quanta copertura arborea possediamo, perdiamo e guadagniamo.»
La crescente sensibilità dei cittadini verso gli alberi può generare opposizione agli abbattimenti o, al contrario, una percezione sproporzionata del rischio, definita “dendrofobia”. Come dovrebbero comportarsi le amministrazioni?
«Un grande albero è parte del paesaggio e della memoria collettiva: per questo dire semplicemente “è pericoloso” non basta, anzi è un errore. Quando l’abbattimento è realmente necessario, le amministrazioni dovrebbero comunicarne preventivamente e con trasparenza le ragioni, pubblicando valutazioni, fotografie e interventi previsti. Sarebbe utile un vero “passaporto dell’albero”, accessibile tramite QR code, che ne documenti storia, condizioni e gestione. Al tempo stesso occorre evitare la dendrofobia: dopo ogni caduta si invocano abbattimenti preventivi, però il rischio zero non esiste, e abbattere preventivamente i grandi alberi renderebbe le città più calde, meno resilienti e meno vivibili. Alla cultura della paura va sostituita quella della gestione scientifica e trasparente del rischio.»
Esistono normative nazionali che limitano il taglio o le potature radicali degli alberi, o tutto dipende dai regolamenti locali?
«Esiste un quadro nazionale, ma non una disciplina unica per ogni albero urbano. La legge 10/2013 contiene strumenti per il verde urbano e tutela gli alberi monumentali. Per gli appalti pubblici, i Criteri Ambientali Minimi del 2020 indicano di evitare capitozzatura, cimatura e potature drastiche, senza però prevedere sanzioni specifiche; si aggiungono norme regionali e regolamenti comunali. Servirebbe quindi una disciplina nazionale più organica.»
Cosa significa mettere a dimora nuovi alberi in città? Perché spesso i giovani alberi muoiono?
«Non significa scavare una buca e dimenticarsene. Bisogna prima valutare volume e qualità del suolo, acqua, esposizione, spazio futuro per chioma e radici. Servono poi anni di cure post-impianto. Molti alberelli muoiono perché si finanziano l’acquisto e l’impianto, ma non l’attecchimento.»

Infine, ha senso investire decine di migliaia di euro per distribuire nelle città delle piante in vaso?
«Può avere senso solo come soluzione temporanea dove sia impossibile intervenire sul suolo. Prima di spendere decine di migliaia di euro sarebbe opportuno fare almeno uno studio delle ombre: dove cade l’ombra? Quanti metri quadrati vengono realmente ombreggiati nelle ore più calde? Casi come quello recente di Trieste (dove sono stati posizionati 13 piccoli platani inseriti in grandi fioriere con una rada chioma modellata a ombrello, ndr) mostrano quanto sarebbe necessario chiedersi tutto ciò prima, non dopo. Inoltre, occorrerebbe conoscere il costo complessivo, il costo di gestione e la durata dell’intervento: sapremmo così quanto paghiamo ogni metro quadrato d’ombra. Il verde urbano non va giudicato da quanto è fotogenico all’inaugurazione, ma dall’ombra, dal raffrescamento e dal benessere che produce nel tempo.»
Fonte: Marta Santacatterina, Artribune, 30 agosto 2026 — https://www.artribune.com/progettazione/2026/08/francesco-ferrini-alberi/ (ripubblicato su gentile concessione dell’autrice)
28 agosto 2026
Arrivati gli ultimi platani, posizionati in Ponterosso
Il 27 agosto sono arrivati i sei platani attesi da giorni a piazza Ponterosso: piante più rigogliose di quelle sistemate negli altri punti, posizionate sulla sponda del canale, alle spalle della statua del Tallero. Fornitore sempre la ditta Arbolè, a cui il Comune ha affidato anche l’annaffiatura settimanale.
Anche piazza della Borsa si aggiorna: ai quattro platani già spostati più vicino alla Camera di Commercio se ne aggiunge un quinto, con il via libera della Soprintendenza — la piazza ne avrà cinque in tutto. In piazza Venezia, accanto al Museo Revoltella, uno degli alberi è stato sostituito: il platano cresce velocemente, in quattro anni può raddoppiare le misure, e gli esemplari troppo cresciuti verranno ripiantati nei giardini comunali. Costo confermato: quasi 50.000 euro dall’imposta di soggiorno, ma il Comune non ha ancora pagato nulla alla ditta, lo farà solo a soddisfazione dell’intervento. L’iniziativa verrà estesa ad altre aree il prossimo anno.
Fonte: II Piccolo, 28 agosto 2026 (Lorenzo Degrassi)
27 agosto 2026

In piazza della Borsa i platani ricollocati più in là dei cassonetti
I platani di piazza della Borsa sono ancora lì, hanno resistito al caldo afoso e alle polemiche: sono stati solo spostati di pochi metri, più vicino alla sede della Camera di Commercio, lontano dai cassonetti della differenziata a cui erano affiancati — una delle ragioni di critica più sentite contro l’assessore Michele Babuder.
Spostare gli alberi di qualche metro non cambierà l’opinione pubblica, ma li renderà più gradevoli da ammirare: lo confermano anche i risultati del sondaggio lanciato da Il Piccolo tra i suoi lettori. Su 2.834 partecipanti, solo il 31% ha promosso il progetto, contro il 48% che lo ha bocciato come mal pensato, percentuale che sfiora il 69% includendo anche chi, pur favorevole in linea di principio, ne rivedrebbe completamente l’impostazione.
Fonte: II Piccolo, 27 agosto 2026
21 agosto 2026
Il caldo record prosciuga i bacini idrici del Nordest
A luglio la domanda di energia elettrica in Italia ha toccato il dato mensile più alto di sempre: 32,5 TWh, in crescita dell’8,3% sullo stesso mese del 2025. Mentre i consumi salgono, il caldo abbassa i livelli dell’acqua nei bacini idrici: la produzione di energia idroelettrica nazionale è calata del 14,9% rispetto a luglio 2025, e anche l’eolico si è fermato nelle bolle anticicloniche (-20,3%).
Il Friuli Venezia Giulia non fa eccezione: nel primo semestre 2026 le centrali idroelettriche della regione, insieme a quelle del Veneto, hanno prodotto il 25% in meno rispetto alla media decennale 2016-2025. “Quest’anno abbiamo avuto il 30% di neve in meno al Nord”, spiega l’amministratore delegato di A2a Renato Mazzoncini, che gestisce impianti idroelettrici in regione. In Alto Adige il calo è ancora più marcato: -37% rispetto al 2025, con un impatto di 45 milioni di euro sul margine operativo. L’idroelettrico, va ricordato, copre circa un terzo del fabbisogno energetico di Veneto e FVG insieme.
Non è un fenomeno solo italiano: anche in Austria e Svizzera la produzione idroelettrica di luglio si è fermata rispettivamente al 51% e al 48% dei livelli normali.
Fonte: II Piccolo, 21 agosto 2026 (Arianna Salvatori)
Gli ultimi platani “in vaso” rimasti in zona industriale
Gli alberi che avrebbero dovuto raggiungere piazza Ponterosso non sono mai arrivati. A lanciare l’allarme sono le esponenti di AVS Trieste Tiziana Cimolino ed Elisa Moro: le piante restano “incassettate”, stoccate avvolte in sacchi neri di plastica e lasciate in una zona industriale, in attesa di essere forse ulteriormente recluse in grandi casse in città. “Non c’è pace per la gestione del verde pubblico a Trieste”, scrivono.
“La situazione delle piante appare drammatica a un primo sguardo: chiome visibilmente provate, foglie ingiallite, secche o già cadute”, denunciano. Mantenere alberi di alto fusto in sacchi di plastica su piazzali asfaltati, sotto il sole battente, compromette gravemente l’apparato radicale, portando le piante a un rapido stress idrico. Esperti e cittadini chiedono un intervento immediato: liberare le radici dai contenitori e procedere senza indugio alla piantumazione in terra vera, con un piano di irrigazione di soccorso prima che il danno diventi irreversibile.
Fonte: II Piccolo, 21 agosto 2026

“Parliamo di piante in scatola e dimentichiamo quelle in terra”
“Inutili i platani in scatola quando quelli con le radici sono abbandonati a sé stessi”, osserva un lettore inviando una foto da piazzale 11 Settembre a Barcola. “Dopo 30 anni il piazzale 11 Settembre a Barcola dovrebbe essere totalmente in ombra. Invece in primo piano un altro albero tagliato quando era in piena salute”.
Una critica che si affianca a quella sui platani in vaso, ma la ribalta: non solo gli alberi nuovi faticano a crescere, ma alberi già radicati e in salute vengono abbattuti, vanificando decenni di crescita.
Fonte: II Piccolo, 21 agosto 2026 (lettera di Giorgio Cociani)
Gli alberi da valorizzare
Una lettrice nota che il Comune ha finalmente scoperto l’utilità degli alberi in città, per l’ombra, l’assorbimento di anidride carbonica, l’ossigeno, dopo anni di incuria. Ma gli alberelli in vaso, scrive, sono arrivati nel periodo meno adatto. Visto che il tempo c’è, propone un’idea concreta: quando il sindaco va ogni anno di persona in vivaio a scegliere gli abeti per le festività natalizie, perché non sceglierli con le radici, farli posizionare con cura nei 24 contenitori verdi di piazza Unità, oggi riempiti di cemento e non di terra, e alla fine delle feste reimpiantarli altrove, per esempio nelle zone colpite dagli incendi?
Spera infine che qualcuno si accorga che in piazza Goldoni sarebbe stato opportuno piantare più di due alberi: “è veramente un’isola di calore, non un luogo piacevole di incontro”.
Fonte: II Piccolo, 21 agosto 2026 (lettera di Andreina Astuto)
20 agosto 2026
Villa Necker apre? Sfatare il “no se pol”
L’annuncio che la Regione intende procedere con l’apertura del parco di Villa Necker trova, scrive un lettore a Il Piccolo, un consenso raro per la Trieste di questi giorni: “schieramenti opposti” della politica locale risultano d’accordo su questo progetto. Famiglie e anziani potranno finalmente godere di questo grande polmone verde, trovando riposo durante le giornate più roventi dell’estate.
Non mancheranno critiche e resistenze, prevede l’autore, ma è tempo di sfatare il mito triestino del “no se pol” (non si può fare) e aprire le porte di un bosco urbano che da anni versa in stato di incuria e abbandono.
Fonte: II Piccolo, 20 agosto 2026 (lettera di Wadim Matusewicz)
Ai platani servono 12 litri d’acqua
Continua sulle pagine dei lettori la polemica sui platani in fioriera. Un lettore aggiunge un dato tecnico alle critiche già note: le strade coinvolte, via Roma e corso Italia, hanno un traffico veicolare molto intenso, con inquinanti e polveri sottili che rischiano di soffocare le foglie dei platani appena piantati, ostacolandone la fotosintesi. “Addio ombra e frescura”, scrive.
Il dato concreto: un platano giovane, con un tronco di appena 10 centimetri di diametro, ha bisogno di circa 10-12 litri d’acqua al giorno nelle giornate più calde. La domanda, non del tutto retorica: è previsto un ente per l’annaffiatura, o toccherà ai baristi della zona offrire un bicchiere d’acqua a testa?
Fonte: Il Piccolo, 20 agosto 2026 (lettera di Leonardo Garbin)
18 agosto 2026
Anche gli alberi lottano con il caldo
Foglie ingiallite, chiome che si seccano, alberi che si spogliano quando all’autunno manca più di un mese: non è un anticipo della stagione, ma una risposta allo stress da caldo e siccità combinati — gli esperti parlano di “agostamento” dei rami e di “filoptosi”, la caduta anticipata delle foglie come ultima difesa. Il fenomeno è ancora più evidente in Carso, dove “il terreno e il substrato trattengono poca acqua” e “anche gli alberi più adattati alla siccità sono sottoposti a uno stress importante”, spiega Giorgio Alberti, docente di gestione forestale all’Università di Udine. La vegetazione disseccata rischia anche di diventare biomassa disponibile per gli incendi.
Anche il verde urbano va ripensato: “un albero in città non può essere trattato come un albero in un bosco”, deve convivere con strade, marciapiedi, edifici. Tra le specie già presenti a Trieste con maggiore resistenza, il bagolaro, con un apparato radicale profondo. Un progetto finanziato dalla Regione, tra le Università di Udine e Trieste, studia quali popolazioni di carpino, frassino e faggio resistono meglio a caldo e siccità.
I dati intanto confermano la tendenza: l’estate 2026 è la più calda di sempre in Friuli Venezia Giulia, e agosto prosegue un luglio con piogge ai minimi storici, fino al 60% in meno del normale in alcune zone.
Fonte: Il Piccolo, 18 agosto 2026 (Marco Ballico)
Il giardino di Villa Necker, mai aperto in 14 anni di tentativi

A pochi passi dal centro, tra via dell’Università, via Belpoggio e viale Terza Armata, ci sono tre ettari di verde demaniale grandi quanto il Giardino pubblico: olmi, aceri, tigli, e persino il primo giardino all’italiana mai realizzato a Trieste, nel 1775. È il parco di Villa Necker, oggi sede del Comando militare dell’Esercito: da quattordici anni annunci e ipotesi per aprirlo alla città si susseguono senza esito, e il parco resta in stato di abbandono, preda di piante invasive.
L’assessore regionale all’Ambiente Fabio Scoccimarro rilancia l’idea di aprirlo alla città: “in tempi in cui si discute di rifugi climatici, con le aree verdi diventate preziose anche per combattere le alte temperature, stride vedere un patrimonio arboreo simile in stato di abbandono”. Il Comune per ora resta fuori dal progetto: il sindaco Dipiazza ricorda stime già avanzate, circa 5 milioni di euro, e chiarisce che il Comune non può destinare risorse a un bene non comunale. Restano da sciogliere i nodi tra Regione, Esercito e Soprintendenza (il bene è vincolato).
Per il quartiere di San Vito e per tutta la città, conclude l’articolo, diventerebbe uno spazio prezioso “dove trovare riparo nelle giornate più calde”.
Fonte: Il Piccolo, 18 agosto 2026 (Laura Tonero)
“Bonsai nei tapperware”, il retroscena di piazza della Borsa
Franco Bandelli, ex assessore ai Lavori pubblici della città, racconta un retroscena che pesa sulla polemica delle fioriere-alberi in scatola: quando lavorava alla riqualificazione di piazza della Borsa, il progetto prevedeva due file di alberi veri, piantati in terra. Fu la Soprintendenza a bocciare l’idea, perché interferiva con le prospettive della piazza: la stessa Soprintendenza che oggi limita la collocazione delle fioriere mobili.
Un vero progetto di forestazione in piena terra per quella piazza, dunque, esisteva già: fu respinto dallo stesso ente che oggi si trova a mediare sulla soluzione più simbolica dei vasi. Bandelli, tornato in campo per le prossime amministrative, non usa mezzi termini per l’esito attuale: “bonsai nei tapperware”, li chiama, aggiungendo che “l’idea era buona, ma è stata mal realizzata”.
Fonte: Il Piccolo, 18 agosto 2026 (Laura Tonero)
13 agosto 2026
Quando piazza Unità era un giardino

Una cartolina di inizio Novecento, inviata da un lettore a «Il Piccolo», mostra piazza Grande, oggi piazza Unità d’Italia, allestita a giardino: alberi, aiuole, gente a passeggio nell’ombra. Il giornale la pubblica proprio nei giorni della polemica sulle fioriere-alberi in scatola, e il parallelo è quasi inevitabile: piazza Unità è oggi il luogo più segnalato dal sondaggio de La Controra, il primo che viene in mente a chi pensa a un posto da evitare per il caldo. Un secolo fa, a quanto pare, valeva il contrario.
Non è la prima volta che una piazza triestina racconta questa parabola: anche piazza Vittorio Veneto era un tempo un giardino, prima di diventare, nel 2004, una piazza che aspetta ancora l’ombra promessa dai suoi rampicanti.
Fonte: Il Piccolo, 13 agosto 2026, “Le foto del giorno” (foto di Franco Rota)
Gli alberi in vaso arrivano lunedì a Ponterosso
Giorni “agrodolci” per l’assessore Michele Babuder: tanti commenti negativi sui social, ma anche molti messaggi di apprezzamento e foto di casi simili da altre città. Gorizia, dove in piazza Vittoria da anni ci sono ulivi mobili in vaso spostati da un lato all’altro della piazza; Monaco di Baviera, con alberi definiti “identici” a quelli di piazza della Borsa; poi Inghilterra e Parigi.

Intanto il calendario dell’”Oasi sui masegni” si aggiorna: oggi si completa la posa dei listelli di legno in piazza della Borsa, poi i vasi verranno collocati davanti alla Camera di Commercio; da lunedì 17 agosto inizieranno ad arrivare anche a Ponterosso. Babuder ricorda che negli ultimi anni sono stati messi a dimora 800 alberi in città, di cui 50 morti, “un numero esiguo rispetto al totale”, e ribadisce: è arredo urbano, non lotta al cambiamento climatico, ma “è verde dove c’è cemento”.
«Il Piccolo» lancia intanto un proprio sondaggio tra i lettori, via QR code: primo passo, o idea da rivedere?
Fonte: Il Piccolo, 13 agosto 2026 (Stefano Bizzi)
12 agosto 2026
Fermate degli autobus con più verde
«Non è accettabile che, durante giornate di caldo estremo, tanti cittadini siano costretti ad aspettare un autobus sotto il sole senza una protezione adeguata»: Martina Machnich, coordinatrice della commissione Verde Pubblico in IV Circoscrizione, chiede pensiline più moderne, ombreggiate e — dove possibile — integrate con verde urbano. Ricorda un progetto comunale da 70.500€ su sei fermate, giudicandolo positivo ma di portata ancora poco chiara e insufficiente rispetto alle esigenze della città. Per Machnich le fermate sono “il primo e l’ultimo punto di contatto” tra i cittadini e il trasporto pubblico, e vanno progettate mettendo al centro chi le usa ogni giorno.
Fonte: Il Piccolo, 12 agosto 2026 (“La proposta”)
Anche La Controra ha raccolto segnalazioni puntuali sulle fermate più esposte al sole in città: Riva del Mandracchio, via Ghega, viale Miramare. vuoi segnalare altri punti? partecipa alla mappatura
Tredici platani in vaso, tra polemica e primi dati

Solo sette dei tredici platani-in-fioriera dell’”Oasi sui masegni” risultano installati finora, ma la polemica social è già esplosa: “alberi in scatola”, ironia diffusa, e l’assessore Babuder costretto a più repliche. Il progetto, nato a maggio su sollecitazione di Italia Nostra e ispirato a viaggi in Svizzera dove Babuder aveva visto alberi mobili dentro i sacchi, costa 49.519,44€ (3.809€ ad albero) dalla tassa di soggiorno, appalto alla ditta triestina Arbolè. Distribuzione: 3 platani in piazza Venezia, 4 in piazza della Borsa (spostati per un veto della Soprintendenza: non coprire la facciata del Palazzo della Borsa), 6 in arrivo su via Roma a Ponterosso.
Una ricercatrice dell’Università di Trieste, Martina Tomasella, mette ordine nel dibattito: le fioriere sono “isole d’ombra”, sollievo temporaneo; i veri “rifugi climatici” restano parchi e aree verdi estese, capaci di abbassare la temperatura fino a 10 gradi. Curiosità botanica: il platano continua a raffrescare l’aria anche oltre i 39°C.
Il parallelo più scomodo arriva dalla storia della città: piazza Vittorio Veneto, un tempo giardino, fu riprogettata nel 1999 con rampicanti su pergole di ferro pensate per fare ombra. Ventiquattro anni dopo, quell’ombra non è mai arrivata.
Fonte: Il Piccolo, 12 agosto 2026 (Fabio Dorigo, Silvia Domanini)
10 agosto 2026
Krško in bilico
La siccità ha ridotto la portata del fiume Sava, usata per raffreddare il reattore della centrale nucleare slovena di Krško. Il governo di Lubiana ha ordinato di ridurre la produzione: l’impianto fornisce circa il 60% dell’elettricità della Slovenia e il 16% del fabbisogno croato. Le regole ambientali impongono che l’acqua restituita al fiume non superi i 28°C, mentre l’output è già sceso all’80%. L’ultima riduzione per caldo risale all’estate del record, il 2003.
Fonte: Il Piccolo, 10 agosto 2026 (Stefano Giantin)
Il golfo si scalda al doppio
Alla boa di Grado la temperatura del mare ha toccato 34,58°C il 22 giugno; in laguna l’acqua ha superato i 30°C per 262 ore in due mesi. Secondo Arpa, la temperatura del mare a Trieste è cresciuta di appena 0,08°C a decennio fra il 1899 e il 1999, dal 2000 sale di 0,55°C, sette volte più veloce. Nel 2023 un sensore a 22 metri ha registrato un’ondata di calore sul fondale durata 108 giorni. L’acqua calda trattiene anche meno ossigeno: alla boa di Miramare, a 10 metri, l’ossigeno disciolto è sceso a una media di 3,39 mg/l fra il 26 luglio e il 1° agosto, sotto la soglia comune di ipossia.
Fonte: Il Piccolo, 10 agosto 2026 (Giulia Basso)
Un raccolto su tre a rischio
Caldo e siccità mettono in ginocchio l’agricoltura del Friuli Venezia Giulia: campi arsi, raccolti bruciati, colture di mais, riso, soia e foraggi tra le più colpite, produzione di latte calata del 20%. Per Cia i danni nel Nord Italia sono ormai nell’ordine di centinaia di milioni di euro, con un raccolto su tre a rischio distruzione. Pesa anche il costo del gasolio agricolo per l’irrigazione, salito di quasi il 70% dall’inizio del conflitto in Iran. La Regione prevede che il Governo riconoscerà lo stato di emergenza.
Fonte: Il Piccolo, 10 agosto 2026, (Cristian Rigo)
Alberi in scatola

Il progetto comunale “Oasi sui masegni”, 49.519€ per fioriere mobili con platani in piazza Venezia, piazza della Borsa e piazza Ponterosso, apre la prima polemica politica sul tema: la consigliera Tiziana Cimolino (AVS) parla di «alberi in scatola» e denuncia lo stress termico-idrico di piantare in agosto, con fioriere troppo piccole per le radici del platano. L’assessore Michele Babuder replica che nessuno pretende di risolvere il surriscaldamento con «una dozzina di alberi», e cita Ferdinandeo e viale D’Annunzio come i veri interventi di mitigazione.
Fonte: Il Piccolo, 10 agosto 2026 (Stefano Bizzi)
Un mercato senza ombra, un bus senza aria

Tre voci dai lettori del «Piccolo» raccontano il caldo quotidiano. Anita Zorzi scrive che i banchi del mercato di Ponterosso sono stati riassegnati in pieno sole, dopo essere stati per anni all’ombra davanti a Sant’Antonio.
Il fotoreporter Giovanni Montenero fotografa una signora che tenta invano di aprire i finestrini sulla linea 25, dopo il diniego dell’autista di accendere l’aria condizionata.
Il lettore Marino Bassi fotografa uno dei due cipressi appena piantati nel parcheggio di Grignano, chiamandoli con «triste ironia» i nuovi «rifugi climatici» della città.
Fonte: Il Piccolo, 10 agosto 2026, “Le lettere”/”Le fotografie dei lettori”
8 agosto 2026
L’estate più calda di sempre, poche piogge e notti senza tregua
Per l’Osmer Fvg, quella del 2026 è ufficialmente l’estate più calda mai registrata in Friuli Venezia Giulia. Due le ondate di calore fin qui: la prima tra il 20 giugno e il 1° luglio, superati i 35°C in pianura per almeno sette giorni; la seconda, iniziata il 27 luglio e destinata a concludersi forse solo il 16 agosto, ha prodotto la più grande ondata mai sperimentata dalla regione — in pianura, otto giorni consecutivi con massima di 37,6°C.
Il 6 agosto è stato il giorno più caldo in assoluto: 34,6°C a Trieste (molo Fratelli Bandiera), 36,8°C a Udine, 35,5°C a Pordenone, 36,5°C a Gorizia — il mare mitiga le massime di Trieste, ma non basta a dare sollievo la notte.
Dal 1° giugno al 6 agosto, il capoluogo ha vissuto 56 notti “tropicali” su 67 (minima sopra 20°C), contro una media storica di 45-46 per l’intera stagione; nella notte del 2 agosto la minima a Trieste ha toccato 30°C, il valore più alto mai registrato per la città.
A mancare, quest’estate, sono soprattutto le piogge: in alcuni punti della costa sono caduti appena 10 millimetri in tutto il mese di luglio, contro i 100 della media; sulle Prealpi Giulie 100mm contro 200 consueti.
Per i meteorologi, il 2003 resta l’anno spartiacque: da allora le ondate di calore sono diventate sempre più frequenti, e la tregua di oggi (8 agosto) durerà poco — le temperature torneranno a salire fino a un nuovo picco atteso verso metà della prossima settimana, con l’anticiclone africano destinato a restare fino al 16 agosto.
Fonte: Il Piccolo, 8 agosto 2026 (Laura Blasich)
7 agosto 2026
tredici platani per contrastare il caldo, il pubblico non ci crede

Il Comune di Trieste ha presentato la sua prima “Oasi d’ombra”: tredici platani in fioriere mobili di legno e acciaio, distribuiti tra piazza Venezia (già installati), piazza della Borsa e piazza Ponterosso, per un costo di circa 50.000 euro finanziato con l’imposta di soggiorno. È il primo progetto cittadino di “alberature mobili”, pensato per le zone dove piantare in terra non è possibile per vincoli monumentali. Sotto il post Facebook del Piccolo che dà la notizia, i cittadini hanno risposto con oltre 370 commenti, in gran parte critici: si contesta soprattutto l’assenza di sedute, la sfiducia dopo anni di tagli di alberi sani, e la scarsa fiducia nella sopravvivenza delle piante forzate in vaso.
Fonte: Il Piccolo, 7 agosto 2026 (Silvia Domanini); commenti Facebook sotto lo stesso post, 8 agosto 2026 (374 totali)
A Gorizia record assoluto di 40°, l’ondata durerà altri dieci giorni
La quarta ondata di calore dell’estate 2026 durerà almeno altri dieci giorni, fino a dopo Ferragosto, confermano i meteorologi, dopo che ieri Napoli ha toccato i 48°C alla Stazione Centrale e al mercato ortofrutticolo di Afragola (dato Legambiente Campania). Oggi sono ancora 26 le città italiane in bollino rosso, che scenderanno a 21 sabato 8 agosto; le temperature percepite restano però sopra i livelli di guardia. In Friuli Venezia Giulia, Gorizia ha segnato ieri (6 agosto) 40°C, record assoluto in regione secondo la stazione meteo dell’Agenzia regionale per l’ambiente (ARPA), dato ripreso anche da Tgr Rai Fvg e confermato da TriestePrima (7 agosto): record assoluto anche a Cividale, 39°C; Udine 38°C e Pordenone 37°C, alti ma non da record. Il gran caldo sta causando anche emergenza idrica in otto comuni della montagna friulana, tra cui Arta Terme (sede di un noto stabilimento termale), dove il fabbisogno viene coperto anche con autobotti. A Trieste il termometro si è fermato a 32°C (molo Fratelli Bandiera): una brezza persistente dal mare ha mitigato la temperatura, ma non l’umidità, tenendo il disagio percepito ben più alto del dato numerico. Le superfici cittadine restano roventi: secondo un monitoraggio ANSA su sei città, l’asfalto tocca picchi di 62,7°C e la pavimentazione gommata 75,6°C, con il 64,4% delle infrastrutture monitorate esposto direttamente al sole.
Fonte: Manuela Correra/ANSA, 7 agosto 2026; ANSA/Tgr Rai Fvg, ripreso da TriestePrima, 7 agosto 2026
L’estate 2026 può superare il record del 2003
Il fisico dell’atmosfera Lorenzo Giovannini (Università di Trento) avverte: le anomalie termiche di quest’estate viaggiano già su valori vicinissimi a quelli del 2003 e potrebbero superarli. A essere colpito in modo anomalo è soprattutto il Nord Italia: in Val d’Adige le giornate sopra i 35°C hanno già superato la decina, un dato un tempo impensabile per le regioni alpine. Preoccupano anche le “notti tropicali”, quando la minima non scende sotto i 20°C, impedendo agli edifici di raffreddarsi: a Chioggia, sul litorale veneto, si sono registrate minime vicine ai 30°C, valori tipici di temperatura massima diurna. Il Mediterraneo, avverte Giovannini, si è trasformato in un serbatoio di energia che potrebbe scaricarsi in autunno sotto forma di temporali e nubifragi violenti.
Fonte: intervista ANSA a Lorenzo Giovannini, 7 agosto 2026
6 agosto 2026
27 città su 27: il bollino rosso non risparmia nessuna, primo record del 2026
Oggi, giovedì 6 agosto 2026, per la prima volta dall’inizio dell’anno tutte e 27 le città italiane monitorate dal Ministero della Salute sono in bollino rosso, il livello massimo di allerta. Un dato senza precedenti in questa fase dell’estate, dovuto alla persistenza dell’anticiclone africano. Gli accessi ai pronto soccorso sono aumentati del 15%, mentre a fine giugno era già stato registrato un eccesso di mortalità del 3% tra gli over 65. Legambiente ha registrato temperature fino a 67°C sull’asfalto. Domani, venerdì 7, si scende già a 26 città (solo Bolzano torna in arancione); una prima attenuazione più netta è attesa tra il 7 e il 9 agosto al Nord, mentre per il Centro-Sud bisognerà attendere oltre Ferragosto.
Fonte: ANSA, TgCom24, Quotidiano Nazionale, Il Messaggero, AGI, 6 agosto 2026; Legambiente (dato sulla temperatura dell’asfalto)
Il rifugio in fiamme: 22 ettari bruciati a Padriciano, sul Carso
A Padriciano, sul Carso — lo stesso Carso che le testimonianze del sondaggio indicano ripetutamente come rifugio dal caldo dei triestini — un incendio di probabile origine dolosa ha richiesto 91 ore di lavoro ininterrotto ai vigili del fuoco, bruciando 22 ettari tra bosco e sterpaglie. È il rogo più esteso di un’annata già critica: 379 gli incendi boschivi domati in Friuli Venezia Giulia nei primi sette mesi del 2026, già più di tutto il 2025 (340). La Procura ha aperto un fascicolo per accertarne l’origine.
Fonte: Il Piccolo, 6 agosto 2026 (Laura Blasich; Maria Elena Pattaro)
Giornata da bollino rosso: allerta per i lavori all’aperto
Anche oggi Trieste è in bollino rosso secondo il bollettino del Ministero della Salute, il livello massimo di allerta, atteso ancora domani. Temperature previste: 29° alle 8, 35° alle 14, percepiti fino a 36°. L’indice di Thom, che misura il disagio psicofisico causato dal caldo umido, resta al livello 3, il massimo — così come il rischio di esposizione al caldo per i lavoratori secondo la piattaforma Workclimate 3.0. È in vigore l’ordinanza del governatore Fedriga che impone lo stop dei lavori tra le 12.30 e le 16 in agricoltura, florovivaismo, edilizia e cave. Il richiamo di Confartigianato FVG alle imprese arriva dopo la morte di un carpentiere di 40 anni, venerdì scorso a Trenzano (Brescia), colpito da un malore mentre lavorava sul tetto di un’abitazione alle 15.30, proprio nella fascia oraria vietata dalle ordinanze anticaldo. La Procura di Brescia ha aperto un fascicolo per omicidio colposo.
Fonte: Il Piccolo, 6 agosto 2026 (Laura Blasich)
5 agosto 2026
Splende la notte sulla città avvolta da un soffio bollente

«Splende la notte sulla città avvolta da un soffio bollente…»: sono le parole evocative con cui il lettore Andrea Calci ha accompagnato questa foto, inviata alla redazione e pubblicata nella rubrica “Le fotografie dei lettori”. Un panorama notturno dell’area urbana triestina, colto in questo periodo di caldo torrido.
Fonte: Il Piccolo, 5 agosto 2026, rubrica “Le fotografie dei lettori” (foto di Andrea Calci)
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Caldo fino a Ferragosto, l’estate 2026 verso il record del 2003
L’estate 2026 si candida a essere una delle più calde mai registrate, con possibilità di superare il record del 2003. Secondo Sergio Nordio (Osmer), i primi dieci giorni di agosto sono tra i più caldi mai registrati; nei prossimi giorni possibili temporali (domani in montagna, venerdì anche sulla costa) con un breve calo grazie al borino, poi da sabato si torna su valori estivi. Per il resto del mese: caldo meno intenso ma sempre sopra la media, massime tra 32 e 33°C fino al 15-16 agosto, calo più significativo solo nell’ultima parte del mese; a Ferragosto il caldo dovrebbe essere ancora presente.
Fonte: Il Piccolo, 5 agosto 2026 (Mi. B.)
Il mare soffre più di noi
La temperatura del mare ha superato i 27-28°C, ben oltre la media stagionale di 25°C (già toccati i 26°C durante l’ondata di luglio, secondo Maurizio Spoto, direttore dell’Area Marina Protetta di Miramare). Conseguenze concrete: una colonia di corallo nella riserva soffre danneggiamento e sbiancamento; nelle miticolture temperature così alte rischiano di bloccare il ciclo biologico. Prima assoluta non incoraggiante: documentata per la prima volta nel golfo di Trieste la presenza di Caulerpa cylindracea, alga aliena tra le specie invasive più problematiche del Mediterraneo — l’area più settentrionale finora raggiunta da questa specie; anche il caldo può aver contribuito alla sua comparsa.
Fonte: Il Piccolo, 5 agosto 2026 (Mi. B.)
2 agosto 2026
A caccia di refrigerio sotto gli alberi della pineta di Barcola

«In questa torrida estate si cerca refrigerio tra gli alberi della pineta di Barcola, tra una nuotata e un aperitivo all’ombra dei pini. In tante aree gli alberi sono stati “inspiegabilmente” abbattuti, in altre non si pensa a piantarne, pur avendo l’evidenza di città che, puntando radicalmente sul verde, hanno ridotto di 3-4 gradi la temperatura dell’aria». È la considerazione di Antonio Trotta, lettore de «Il Piccolo», che ha anche scattato questa foto della pineta al tramonto.
Fonte: Il Piccolo, 3 agosto 2026, sezione lettori (foto e testimonianza di Antonio Trotta.
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3 agosto 2026
Mai così caldo di notte, Trieste tocca i 30° di minima
Notte da record assoluto a Trieste: la temperatura minima non è scesa sotto i 30°C, il valore più alto di sempre per il capoluogo regionale. Tutto il Friuli Venezia Giulia è dieci gradi sopra i valori normali del periodo: 27°C la minima a Pordenone (notte “super tropicale”), sopra i 25°C anche a Udine e Gorizia. Punta regionale a Gradisca d’Isonzo con 39,7°C, seguita da Cividale con 39,5°C; a Trieste la massima di ieri ha sfiorato il record assoluto, fermandosi a un decimo di grado (37,1°C contro i 37,2°C del 10 agosto 2025). La bora di sabato sera, con raffiche fino a quasi 60 km/h, ha regalato un sollievo effimero — la temperatura è scesa da 37,1° a 31° in due ore — ma il vento è virato presto in libeccio, riportando aria calda dal Carso. Anche il mare segna un record: 29°C nel golfo di Trieste, contro una media stagionale di 25°C. Zero termico a 4.500 metri, con possibili temporali di calore in montagna. Nessun sollievo in vista fino a venerdì: oggi a Trieste sono attesi 33-35°C, giovedì il picco a 38-39°C; solo da venerdì un primo calo con l’arrivo di aria più fresca di origine atlantica.
Fonte: Il Piccolo, 3 agosto 2026 (Laura Blasich)
2 agosto 2026
Trieste bollino rosso, la notte non dà più tregua
Trieste passa da arancione a rosso, il livello più alto della scala ministeriale Heat Health Warning System: di 27 città monitorate, solo Reggio Calabria resta gialla. Ieri il termometro ha toccato 37,2°C al molo Fratelli Bandiera, oggi sono attesi 38°C — un possibile record storico. Ma è la notte il dato più inquietante: la temperatura minima non è mai scesa sotto i 27,3°C, a Grado sotto i 26,1°C. Notti “supertropicali” anche nell’entroterra: Cividale ha toccato 40,1°C, Gorizia 39,2°C. A Trieste si registra ormai l’effetto “urban canyon” — il calore accumulato dalla pavimentazione e dalla conformazione degli edifici, che non si disperde neppure col buio. La Regione ha attivato 90 assistenti sociali per il monitoraggio di anziani e persone fragili.
Il caldo dilata i binari, il tram di Opicina di nuovo fermo
Bastano dieci giorni di servizio dopo nove mesi di stop. Il caldo record di sabato ha dilatato i binari nel tratto funicolare della linea 2, facendo uscire la fune traente da due rulli. Il servizio è rimasto sospeso anche domenica per le verifiche della ditta specializzata, già intervenuta in nottata; i tecnici hanno effettuato corse di prova senza passeggeri prima della ripartenza regolare di lunedì 3 agosto. Non è un caso isolato: la linea convive da tempo con guasti tecnici cronici, avarie, prescrizioni ANSFISA, auto parcheggiate sui binari e, una decina di giorni fa, persino un geyser d’acqua alto diversi metri in via Commerciale.
Fonte: Il Piccolo, 2 agosto 2026 (Cristian Rigo, Francesco Codagnone)
1° agosto 2026
Il caldo non ferma i cantieri
Anche a Trieste il grande caldo mette alla prova le regole pensate per proteggere chi lavora all’aperto. L’ordinanza della Regione Friuli Venezia Giulia, firmata dal presidente Massimiliano Fedriga, vieta le attività lavorative all’aperto nelle ore più calde della giornata nei periodi di allerta massima. Ma non sempre viene rispettata: alcuni cantieri proseguono anche sotto il sole più intenso.
La vendemmia non aspetta più
Il piano siccità regionale taglia le dotazioni per l’irrigazione del 15%. Le conseguenze si vedono già nei vigneti: la vendemmia 2026 si annuncia tra le più anticipate di sempre.
Bermuda e infradito, il bon ton non va in vacanza
Mentre a Parigi il ministro del Lavoro si dice favorevole al lavoro in bermuda e infradito per il caldo, in Friuli Venezia Giulia pubblico e privato preferiscono affidarsi al buon senso più che a regole scritte. Generali mette in smart working la maggior parte dei dipendenti delle sedi di Trieste da lunedì, mantenendo comunque un dress code “business” adattato alla stagione; Fincantieri non ha un dress code formale, ma le infradito restano bandite; il Comune di Trieste ribadisce nel codice di comportamento l’obbligo di “decoro personale”. Il Consiglio regionale è dovuto intervenire dopo che alcuni visitatori in pantaloncini sono stati allontanati dalla sede di piazza Oberdan durante le sedute per l’assestamento estivo.
Fonte: Il Piccolo, 1° agosto 2026 (Laura Blasich, Cristian Rigo)
31 luglio 2026
«L’Espresso»: 2026 verso l’anno più caldo mai osservato
La copertina de «L’Espresso» del 31 luglio è un’immagine termica di una via cittadina, 34,2°C: “State caldi”. Secondo il World Weather Attribution, il riscaldamento planetario di +1,4°C rispetto all’era preindustriale ha reso le ondate di calore di giugno e luglio 2026 da decine a centinaia di volte più probabili rispetto al torridissimo 2003. Per Copernicus, giugno 2026 è stato il più caldo di sempre in Europa occidentale. In Italia, giugno si è chiuso a 22,71°C medi, 3,27°C sopra la media 1991-2020; il primo semestre dell’anno registra uno scarto di +1,76°C, che supera il record del 2024: il 2026 si candida a essere l’anno più caldo mai osservato nel nostro Paese. Sulle Alpi lo zero termico si è alzato di circa 400 metri, con conseguenze dirette sulla perdita di massa dei ghiacciai. Il Mediterraneo, uno dei principali hotspot climatici del pianeta, si riscalda a una velocità del 20% superiore alla media globale.
Fonte: L’Espresso, n.31/2026 (31 luglio), rapporto di Maurizio Di Fazio; ripreso da CNN
31 luglio 2026
Quarta ondata, bollino arancione a Trieste
Trieste entra in bollino arancione, tra i tre capoluoghi italiani con Venezia e Verona al secondo livello di allerta: inizia la quarta ondata di calore dell’estate, attesa fino al 7-8 agosto. Oggi si passa da 27°C a 32°C, percepiti fino a 37°C per l’umidità; domenica le pianure toccheranno i 39°C, la costa i 37°C, con notti che restano sopra i 22-24°C. Solo la bora mattutina può regalare qualche ora di sollievo sul litorale.
Fonte: Il Piccolo, 31 luglio 2026, Marco Ballico.
26 luglio 2026
I dati OGS al servizio della Protezione civile
Il 26 luglio Il Piccolo torna sui dati dell’OGS già raccontati nella voce del 22 luglio — i record di temperatura misurati dalle boe Malo1 e Mambo1 nel Golfo di Trieste — per raccontare a cosa serve in pratica quel monitoraggio.
La rete di sistemi osservativi, spiega l’istituto, è diventata negli anni un supporto diretto per la Protezione civile regionale: l’obiettivo è fornire riscontri in tempo reale che permettano di programmare per tempo la risposta alle prossime ondate di calore, già attese per la settimana successiva..
Fonte: Il Piccolo, 26 luglio 2026.
22 luglio 2026
Il mare a 32°C, lo conferma il monitoraggio scientifico
L’OGS di Trieste rende noti oggi i dati della sua rete di boe oceanografiche nel golfo di Trieste e in laguna di Grado: la boa Malo1 ha registrato un picco di 32,12°C il 29 giugno, la boa Mambo1 al largo di Miramare una massima di 28,34°C il 1° luglio, sopra le medie del periodo. Temperature così alte riducono l’ossigeno disciolto in acqua, mettono in difficoltà le specie adattate ad acque più fredde e favoriscono l’arrivo di specie da zone più calde. I dati restano liberamente consultabili da chiunque sul Geoportale OGS.
Fonte: Il Piccolo, 22 luglio 2026.
19-20 luglio 2026
Il mare tocca i 28°C, poi arriva la Bora
Nel golfo di Trieste l’Adriatico raggiunge i 28°C, prima che la bora lo raffreddi la mattina del 20 luglio: aggiornamento del filone aperto il 26 giugno, quando il mare era già a 27°C.
Fonte: Il Piccolo, 21 luglio 2026, intervista a Sergio Nordio (Osmer Fvg).
18 luglio 2026
Il numero che sottostima chi rischia di più
La soglia di sopravvivenza al caldo umido si abbassa fino a 13 gradi per le donne anziane nel clima secco mediterraneo, rispetto alla soglia standard di 35°C di bulbo umido usata da un decennio.
Fonte: Jennifer Vanos et al., Nature Communications, 2023.
17 luglio 2026
«Come è difficile vivere in periferia»
La lettera di Anna Sidonio, VII circoscrizione: “rioni dormitorio” senza negozi né autobus comodi, il giardino abbandonato di via Domus Civica promesso nel 2022 e mai realizzato.
Fonte: Il Piccolo, 17 luglio 2026, lettera di Anna Sidonio.
16 luglio 2026
Un climatologo sfata i miti, piazza Unità era un giardino, notti da record
Il professor Peressotti (Università di Udine): il riscaldamento attuale, 2-3°C in un decennio, non ha precedenti nei cicli naturali che durano millenni; CO2 in atmosfera a 428-430 ppm, contro 360 di trent’anni fa. La soprintendente Ventura non esclude alberi in piazza Unità, per motivi climatici più che storici. Prima metà di luglio più calda degli ultimi 35 anni per le minime (23,7°C contro il record 2015 di 23,2°C), ma a Trieste il pronto soccorso resta nella media.
Fonte: Il Piccolo, 16 luglio 2026 (C.RI., Francesco Codagnone, Cristian Rigo).
15 luglio 2026
Bollino rosso in 15 città, il caldo pesa anche sulla mente
Le città in bollino rosso salgono da 7 a 15. A Cremona un bambino di 11 anni resta chiuso in auto 40 minuti, salvato in tempo. Il presidente della Società Italiana di Psichiatria: più ricoveri psichiatrici durante le ondate di calore, oltre al peggioramento di patologie cardiache e metaboliche.
Fonte: Il Piccolo, 15 luglio 2026, Manuela Correra.
14 luglio 2026
Giardini rifugio, ombrelli anti-sole, e il picco in arrivo
Il giardino pubblico diventa rifugio condiviso per triestini, turisti e cani. Chi può, usa l’ombrello contro il sole. Il picco della terza ondata è atteso domani: dieci giorni consecutivi 7-8°C sopra la media, notti tropicali che non danno tregua, punte previste di 41-42°C in Sardegna, 35°C in FVG.
Fonte: Il Piccolo, 14 luglio 2026.
10 luglio 2026
Alberi in piazza, depaving, e giugno da record in Europa
Un flash mob di Alleanza Verdi Sinistra porta fisicamente alberi in Largo Santos, “rifugio climatico” temporaneo dimostrativo. In Comune, la consigliera Famulari propone una mozione depaving contro l’asfalto in eccesso, ok tecnico positivo. Il cantiere di piazza Goldoni avanza: muretto demolito, nuovi alberi già piantati, fine lavori a dicembre, 1.050.000€ di finanziamento regionale. E secondo Copernicus, giugno 2026 è il più caldo di sempre in Europa occidentale, secondo a livello globale: in Francia un reattore nucleare rallentato per il fiume troppo caldo.
Fonte: Il Piccolo, 10 luglio 2026 (Laura Tonero, Raniero Nanni).
8-9 luglio 2026
Il laghetto di Contovello si prosciuga
Il laghetto di Contovello, sull’Altipiano, è quasi privo d’acqua: la Circoscrizione approva una mozione per un intervento urgente. Su ordine del sindaco Dipiazza, AcegasApsAmga effettua un rabbocco di 25 metri cubi il 9 luglio; permessi edilizi passati e vegetazione invasiva indicati come concause.
Fonte: Il Piccolo, 8 e 9 luglio 2026, Ugo Salvini.
7 luglio 2026
«Non è un incidente meteorologico», e uno scontro in Regione

Andrea Segrè: il caldo estremo è inerzia politica, non fatalità, oltre metà della popolazione mondiale è già urbana (quasi 70% entro il 2050), alberi e de-paving vanno trattati da investimento, non da costo. Foto simbolo: turisti in cerca d’ombra sulla Scala Reale di piazza Unità. In Regione, botta e risposta tra l’assessore Scoccimarro (cicli climatici storici) e il glaciologo Colucci (nessuna evidenza scientifica a supporto), con strascico politico; Scoccimarro illustra comunque i piani su Barcola, dune di Grado e Lignano, scenari di allagamento futuro.
Fonte: Il Piccolo, 7 luglio 2026 (Andrea Segrè, Cristian Rigo).
5 luglio 2026
La teleassistenza si attiva per il caldo
Televita, oltre 5mila utenti in FVG, rinnova l’invito a chiamare per dubbi o difficoltà legate al caldo: centrale attiva 24/7, numero verde 800 846 079.
Fonte: Il Piccolo, 5 luglio 2026.
3 luglio 2026
Cantieri senza tutele, case di riposo sotto ispezione
La Fillea Cgil denuncia l’assenza di controlli sulla sospensione dei cantieri oltre i 35°C (percepiti fino a 40°C): “si dà più priorità ai tempi di consegna che alla tutela della sicurezza”. Asugi e Nas avviano ispezioni nelle case di riposo triestine su aria condizionata e requisiti igienici, dopo una serie di ricoveri; il pronto soccorso registra +10-15% di accessi, oltre metà impropri (codici bianchi).
Fonte: Il Piccolo, 3 luglio 2026 (Gianpaolo Sarti).
2 luglio 2026
Blackout, centri estivi fuorilegge, e una tregua breve
Blackout a macchia di leopardo per il boom di climatizzatori (via San Lazzaro, via delle Torri); a Grado 400 utenze senza corrente, Terme e chioschi chiusi; il giorno prima una cabina Enel in via Roma va a fuoco per il surriscaldamento dei cavi. Al centro estivo comunale “Primi voli” si registrano 33°C interni, ben oltre il limite di legge di 26°C: i condizionatori portatili, con i tubi che escono dalle finestre aperte, si rivelano inutili e solo energivori, il sindacato Ugl chiede climatizzatori veri o il trasferimento. Arriva comunque una tregua: minime a 22-24°C, massime a 28-30°C, ma breve, nuovo aumento atteso dal 6 al 13 luglio.
Fonte: Il Piccolo, 2 luglio 2026 (AN.BO. e edizione locale).
1° luglio 2026
Un gazebo per lavorare all’ombra

In piazza Goldoni un gazebo da giardino montato sopra un cantiere protegge gli operai dal sole: i limiti orari per il lavoro col caldo non bastano più.
Fonte: Il Piccolo, “La foto del giorno”, 1° luglio 2026 (didascalia originale del giornale indicava erroneamente piazza Oberdan).
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30 giugno-1° luglio 2026
Il picco si chiude
Bollino rosso fino al 1° luglio, poi temporali, Bora, e un weekend stabile: tregua breve, nuovo aumento già atteso dal 6 al 13 luglio.
Fonte: Il Piccolo, Laura Blasich, 30 giugno 2026.
30 giugno 2026
Tre morti, acqua razionata, tartarughe salvate, e un servizio che manca
Tre decessi in casa in una settimana (68-77 anni), il caldo tra le possibili concause: il bilancio salirà a otto entro il 4 luglio. Sull’Altipiano carsico i sindaci chiedono sobrietà idrica per le riserve in calo. 45 tartarughe e 15 pesci salvati da una fontana in secca a Villa Revoltella. Tre voci scientifiche convergono sulla stessa idea, lo spazio pubblico come servizio, non lusso (Marchigiani); Largo Barriera tra le zone più calde, perfino l’erba sintetica scalda più dell’asfalto (Stel); quattro quartieri critici per calore e mancanza di verde, Campo Marzio, Largo Barriera, Borgo Teresiano, San Giacomo (Bacaro), con il dato ormai noto: Trieste terza in Italia, 4,8°C di differenza centro-periferia. Mercalli spiega il perché europeo: il Mediterraneo si scalda più degli oceani, la vicinanza all’Africa porta le bolle sahariane.
Fonte: Il Piccolo (Maria Elena Pattaro, Ugo Salvini, Giulia Basso, Laura Tonero, A.R.) tutte 30 giugno 2026.
29 giugno 2026
36,5°C, il record del secolo, e il paradosso degli alberi
Trieste tocca 36,5°C alle 12.15, il valore più alto dai 36° del 2002, spinto da una raffica di Bora che porta il caldo del Carso (Sgonico 38,5°C), poi crollato di 6 gradi in mezz’ora con la brezza marina. Terza decade di giugno più calda di sempre in FVG, media 29°C, record precedente 27,4°C nel 2006. Nello stesso giorno, un doppio paradosso locale: a Trieste il verde urbano non segue il reddito, Barriera Vecchia e San Giacomo, popolari, sono più alberate del Borgo Teresiano, centrale e benestante, e la città risulta seconda in Italia per alberi/abitante (113,66 ogni 100, Istat), un dato da leggere insieme alla sua distribuzione, non da solo.
Fonte: Il Piccolo, Laura Blasich; Il Post; Instagram @azzeroco2 , tutte 29 giugno 2026.
28 giugno 2026
Barcola all’alba, la cooling poverty, e come il mondo ha imparato a convivere col caldo
Alle 5.30 il termometro segna già 27°C a Barcola, il mare 24°C: alle 8.30 i parcheggi sono esauriti, la controra qui si vive al contrario. A Napoli, San Pietro a Patierno tocca 63,9°C sul pavimento di un parco giochi, quasi 10°C in più del Vomero a pochi km: 2,4 milioni di famiglie italiane in difficoltà a pagare il raffrescamento, “il verde segue la mappa del reddito”. Nella storia, l’uomo si è adattato al caldo con le torri del vento persiane, la lana di tuareg e beduini (isolante, non decorativa), la siesta spagnola: competenze oggi in gran parte dimenticate.
Fonte: Il Piccolo; La Repubblica, Giulia Boero; Il Post , tutte 28 giugno 2026.
27 giugno 2026
Via del Rosario: «Chiuso per troppo caldo»

Un cartello su una saracinesca in Città Vecchia: «Chiuso per troppo caldo. Go una certa età.» Prima testimonianza di campo raccolta per il progetto, prima voce su La mappa.
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26 giugno 2026
L’Europa nella morsa del caldo, Trieste passa ad arancione
In Europa: 212 morti in Spagna in tre giorni, Francia con scuole e tribunali chiusi, in Italia le città in bollino rosso salgono da 17 a 18 in un weekend. A Trieste scatta il livello arancione: minime sopra i 25°C, massime oltre i 35°C da domenica, mare già a 27°C. Negli ospedali, l’Asugi attiva il piano emergenza caldo: 240 accessi in 24 ore tra Cattinara e Maggiore (190 solo a Cattinara), +15-20% rispetto alla norma, soprattutto anziani colti da malori improvvisi.
Fonte: Il Piccolo, 26 giugno 2026.
22-27 giugno 2026
Il giugno più caldo di sempre in Francia
Giugno più caldo dall’inizio delle rilevazioni (1947): il 24-25 giugno segna le temperature più alte mai misurate nel paese. Nella settimana critica, +29,1% di decessi (2.025 in più), +62% nella sola regione di Parigi. Il Partito Comunista Francese apre gratis la sua sede storica di Place du Colonel-Fabien (Niemeyer, 1971) come rifugio dal caldo: circa 2.000 persone in un weekend. Nello stesso periodo, i grandi luoghi della cultura riducono gli orari: il Louvre chiude alle 16 invece delle 18 dal 23 al 27, la Tour Eiffel alle 16 il 23-24 (rimborso automatico), a Mont Saint-Michel si invita a rinviare la visita.
Fonte: Politico; Artribune, Valentina Muzi, 23 giugno 2026.
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