Gli inizi
Dal 2018 Cizerouno realizza e promuove iniziative culturali in Cavana, prima al Cavò in via San Rocco e poi, dal 2019, con l’installazione delle luci d’artista di Doublin’ dedicate a James Joyce ha avviato un’esplorazione culturale e artistica del quartiere.
In quell’anno partono anche i primi tour notturni alla scoperta di Cavana e viene lanciato sui social l’hashtag #cavanastories.
Cavana Stories oggi
Oggi Cavana Stories è un format che ha una sua identità e una storia pluriennale di promozione culturale delle memorie del quartiere.
Grazie al bando ricerche etnografiche del 2024 della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia è stata realizzata questa ulteriore tappa di ricerca e documentazione delle storie di Cavana in partenariato con la Narodna in študijska knjižnica – Biblioteca Nazionale Slovena e degli Studi di Trieste, Casa della Musica, Associazione Guide Turistiche del Friuli Venezia Giulia.

La Città nuova e la Città vecchia
Quando la “Città nuova” – il Borgo Teresiano – moderna, luminosa e salubre, diventa il polo che attrae abitanti danarosi e capitali, la “Città vecchia”, alta e bassa – Cavana – diventa meta di chi cercava locali commerciali e abitazioni a poco prezzo.
James Joyce a Trieste
Basti ricordare che James Joyce al suo arrivo a Trieste nel 1904 giunse proprio in Cavana in cerca di alloggio e restò sempre un grande frequentatore di bettole e bordelli. Ma qui lo scrittore irlandese trovò anche ispirazioni per il suo “Ulisse”.
Le “segnorine” per gli Alleati
Cavana sempre in bilico tra luci e ombre, riemergono vicende che ci appaiono lontanissime nella loro drammaticità – si pensi solo agli anni ’90 segnati dalla droga – assieme ad altre entrate nelle memoria popolare di generazioni di triestini come la Cavana delle case chiuse, la zona “Out of Bounds” per le truppe alleate del GMA che qui venivano a cercare le “segnorine”.
Figure femminili divenute protagoniste di molte canzoni popolari e di altrettante memorie o vere e proprie “leggende metropolitane”.
Urban e la rinascita
Percorrendo le vie e i vicoli oggi ci sembra impossibile cosa fu questo quartiere prima del Piano Urban della fine degli anni ’90, quando – come racconta uno dei nostri protagonisti – si «infranse l’incantesimo» che sembrava dovesse tenere ferma Cittavecchia in un eterno decadimento.

Cronaca, reportage e voci
Attraverso lo spoglio della stampa d’epoca, di archivi fotografici, memorie letterarie e poetiche ma soprattutto i ricordi e i racconti dei testimoni diretti intervistati si ricostruisce una “topografia di Cavana”.
Un racconto corale di quello che è stato questo quartiere dal secondo dopo guerra ad oggi.
Mentre la stampa dell’epoca racconta di crolli, puntelli, incendi, sgomberi forzati, in un quartiere rifugio di tossici e sbandati dalle voci dei nostri protagonisti ascolterete storie di grande solidarietà umana e di forti legami.
Di piccole botteghe «in cui la porta si apre e accoglie tutti», di amicizie nate in strada e anche di storie d’amore nate proprio in uno di quei palazzi di via dei Capitelli, sempre sul punto di crollare ma rimasto nella memoria per le mitiche feste che ha ospitato.
Un tributo d’amore
Per molti Cavana è stata il luogo delle prime esperienze e delle prime emozioni, nelle sue strade e nelle sue osterie sono nate le canzoni che ancora oggi fanno parte del patrimonio musicale della città.
Qualcuno Cavana l’ha fotografata – in scatti indimenticabili come Mario Magajna – Claudio Grisancich le ha dedicato una poesia, qualcun altro ha lavorato per farla rinascere e salvarla, per altri Cavana è la vita.
Con questo progetto anche noi facciamo nostre le parole di una delle protagoniste degli audio racconti per un «tributo d’amore a Cavana» che continuerà a raccogliere le storie, le memorie, le voci, i suoni e le passioni del cuore popolare di Trieste.


