Luoghi

Isola della Cona (Grado)

Isola della Cona assieme all’area del Caneo fa parte della Riserva Naturale della Foce dell’Isonzo; racchiusa in un’area di 2.400 ettari, l’area è situata lungo gli ultimi 15 km del fiume Isonzo ed è stata riconosciuta come miglior zona d’Italia per il birdwatching. Un ecosistema unico al mondo, dove è possibile ammirare la rigogliosa flora (650 le specie presenti) e la fauna autoctone (sono 323 le specie avicole censite nella Riserva). È l’habitat ideale per decine di specie di uccelli acquatici come gli aironi, le folaghe, i germani reali, le alzavole, le marzaiole, le anatre e i gabbiani.

Riserva Valle Canal Novo (Marano Lagunare)

La riserva naturale Valle Canal Novo è uno degli ambienti più peculiari e distintivi dell’intero comprensorio lagunare, dal notevole valore naturalistico. La riserva ha una superficie di 1377 ettari, che interessano il delta del fiume Stella e alcune tipiche zone lagunari caratterizzate da notevoli variazioni di salinità e temperatura con presenza di canali, velme e barene. Il fiume, all’approssimarsi della foce, scorre lento e sinuoso fra ali di cannuccia palustre. La riserva ha una superficie di 1377 ettari, che interessano il delta del fiume Stella e alcune tipiche zone lagunari caratterizzate da notevoli variazioni di salinità e temperatura con presenza di canali, velme e barene. Un ambiente ormai unico per naturalità ed estensione. Motivo di elevato pregio naturalistico della riserva è l’eccezionale presenza avifaunistica. Numerosi sono infatti, per specie e quantità, gli uccelli che popolano ed animano tal ambiente palustre nelle diverse stagioni.

Canale Anfora (Aquileia)

Il canale Anfora è un canale artificiale situato al confine dei comuni di Aquileia e Terzo di Aquileia, in provincia di Udine.Il canale risale all’età romana: apprestato inizialmente per scopi di bonifica, diventò una via navigabile che garantiva l’accesso alla città. Il toponimo non è originale, ma sembra derivare dai frequenti ritrovamenti di anfore durante il periodo medievale.
Il canale Anfora fu scavato dai Romani nel II secolo a.C., e divenne una via di comunicazione fra la città romana e la laguna in uso fino alla metà del III secolo d.C.  Già durante il II secolo d.C., l’alveo aveva cominciato lentamente a riempirsi di sedimenti.
Durante il III secolo, il canale fu intenzionalmente interrato con sabbia, pietre e mattoni, probabilmente in occasione dell’assedio del 238 portato da parte di Massimino il Trace.
Durante gli anni sessanta del secolo scorso, la parte finale fu definitivamente interrata, interrompendo così il flusso d’acqua fra il fiume Terzo e la laguna e diminuendo così drasticamente il naturale ricambio d’acqua del canale.

Parco Farneto/Rio Farneto (Trieste)

Parco Farneto il cui nome deriva da farnus, una specie di quercia, è il più esteso polmone verde della città con 915.400 mq. di superficie, che sovrasta il rione di San Giovanni e che si estende da San Luigi a Melara fino al Rio Farneto che scorre nella valle di Longera.
Distrutto in gran parte durante la seconda guerra mondiale per il bisogno della popolazione di procurarsi la legna da ardere, il Boschetto fu semprepubblico e intervennero dal 1533 in poi i sovrani austriaci che lo mantennero e lo fecero recintare per impedirne le devastazioni. Maria Teresa d’Austria, intorno al 1750, nominò un cacciatore guardiaboschi per il quale fece costruire due case, una a metà collina e l’altra sulla sommità, da cui il toponimo tutt’ora in essere per quella zona della città detta il Cacciatore. Nel 1785 il Boschetto possedeva ben 32.984 querce che proteggevano la città dal vento di bora e rendevano l’aria particolarmente salubre. Nonostante le guerre, le gite domenicali al Boschetto divennero una consuetudine dei triestini, soprattutto dopo l’apertura nel 1808 della passeggiata del viale XX Settembre.
Parco Farneto è stato riaperto al pubblico nel 2000 dopo la ristrutturazione ed il recupero dei sentieri storici che sono stati in parte lastricati e lungo i quali sono state create delle aree di sosta.

Canale Navigabile (Trieste)

La zona del canale navigabile è legata alla costituzione della  zona industriale della città di Trieste. Agli inizi del 1900 il barone Giovanni Economo promuove, con altri finanzieri triestini, per favorire il sorgere di nuove industrie, la costituzione dell’ “associazione per i fondi di Zaule”, tutta di capitali privati, che procede all’acquisto dei terreni ed ai primi lavori di bonifica della piana di Zaule e di parziale apertura del canale navigabile. La “Zaule” venderà poi, nel 1950, i terreni (oltre 650 mila metri quadrati) all’Ente del porto industriale, per 80 milioni di lire, e quindi procederà al suo scioglimento.
Nel gennaio del 1929 viene costituita la “Società Anonima della Zona Industriale del Porto di Trieste”, che nel 1933 ottiene dallo Stato (prima sino al 1936 e poi con facoltà prorogata al 1943) la concessione delle zone da espropriare, nella piana di Zaule, per dare attuazione al Regio Decreto legge del 10 agosto del 1928, sui “provvedimenti per la Zona Industriale di Trieste” (consistenti, in sostanza, in agevolazioni fiscali). La situazione di crisi dell’economia italiana in quel periodo rinvia sino al 1938 la progettazione dell’assetto del comprensorio da parte della società che nel frattempo ha cambiato la sua denominazione in “Società per Azioni Porto Industriale di Trieste”. I primi lavori – iniziati nel 1940 – si interrompono nel 1942, dopo un secondo intervento di scavo del canale navigabile. Nel dopoguerra la Sapi stimola, in varie sedi, la ripresa dei vecchi progetti.
Nel decidere l’avvio del progetto nel secondo dopoguerra prevale, sia da parte del Governo Militare Alleato, che delle forze politiche, la tesi di un ente di gestione della zona industriale, interamente di “mano pubblica” (la Sapi ha una consistente presenza di capitali privati). Così nel 1949 – mentre nel giugno si scioglie la Sapi – con decreto pubblicato in data 21 maggio viene costituito l’Ente del Porto Industriale di Zaule (che assume successivamente il nome di Porto Industriale di Trieste, “in conseguenza dell’estensione dei privilegi fiscali a tutti i comuni della zona anglo-americana”).

Riserva Naturale Val Rosandra (San Dorligo della Valle)

A pochi chilometri da Trieste, proprio al confine con la Slovenia, nel comune di San Dorligo della Valle – Dolina, l’altipiano carsico viene inciso da un solco vallivo, la Val Rosandra-Dolina Glinščice, oggi Riserva Naturale, nel centro del quale scorre l’unico corso d’acqua superficiale del Carso triestino, il Torrente Rosandra-Glinščica, che da sempre ha nutrito le sue piante, ha ospitato i suoi animali ed ha rappresentato un elemento di attrazione per l’uomo e le attività antropiche. Grazie al suo ricchissimo patrimonio naturalistico la Val Rosandra-Dolina Glinščice è sempre stata meta di escursionisti, rocciatori, speleologi e studiosi. Ma è soprattutto la gente del posto che la frequenta e la vive, che ha contribuito a mantenere integro il patrimonio naturalistico e culturale di questo territorio, trovando in essa un rifugio nella natura e una risorsa per le attività del luogo.

 

Riserva Naturale Val Stagnon (Koper – Slovenia)

La Riserva naturale di Val Stagnon si estende dai margini della città di Capodistria verso il suo territorio circostante.
Quest’area di 122 ettari è importante dal punto di vista ecologico, fa parte delle aree protette Natura 2000, e rappresenta un importante patrimonio naturale dal punto di vista botanico, zoologico ed ecosistemico. Si tratta della maggiore palude salmastra della Slovenia. Grazie all’intreccio di habitat salmastri e d’acqua dolce, nella Riserva naturale di Val Stagnon proliferano diverse specie vegetali ed animali. L’area è importante soprattutto per la sua ricca fauna ornitologica (253 specie diverse) e in questi luoghi è possibile ammirare l’autoctono bue istriano boscarino e i cavalli Camargue (i bambini hanno la possibilità di cavalcare). La riserva è dotata di un bel sentiero didattico circolare nonché di alcune postazioni d’osservazione.

Foci del fiume Quieto (Novigrad – Croazia)

La foce del fiume Mirna-Quieto e la valle di Torre costituiscono un territorio della grandezza di circa 465 ettari, ricco di flora e fauna con diverse centinaia di esemplari ornitologici, numerosi anfibi, rettili e mammiferi, molti dei quali sono tutelati dalla legge.
La foce del fiume Quieto e la Val di Torre saranno proclamate riserva ornitologica.
Il sistema lagunare della foce del fiume Quieto e la valle di Torre sono un punto importante per la migrazione, lo svernamento e l’annidamento degli uccelli presenti nei biotopi acquatici. È interessante che proprio qui si ferma il piovanello pancianera (Calidris alpina), specie di uccello nidificante che d’estate sorvola le nostre zone in uno stormo di circa una trentina d’esemplari.
Quest’area dovrebbe presto diventare una riserva ornitologica speciale, ed ottenere così i presupposti formali per la conservazione di una grossa varietà di uccelli che vivono qui, ma anche della stessa zona paludosa, una delle rare rimaste sul Mediterraneo.
In alcune disposizioni la categoria di riserva speciale è più severa anche dei parchi nazionali e quindi nella zona della foce del Quieto e della valle di Torre, come seconda riserva ornitologica particolare in Istria, vigono le regole conformate alle necessità ecologiche delle aree naturali tutelate.