Teca 09

1968. TRIESTE, INVENZIONE DELLA MIA ANIMA

Cuore simbolico della mostra, questa teca custodisce i materiali ritrovati di un progetto editoriale del 1968 mai realizzato.

La visita triestina di Ungaretti, che l’opuscolo avrebbe dovuto documentare, trova in Stelio Crise un custode attento.

Il carteggio tra i due, affettuoso e operoso, restituisce il clima partecipe di quei giorni: Crise si fa carico di ogni dettaglio, dalla restituzione della toga accademica alla cura dell’opuscolo Trieste, invenzione della mia anima, ideato da Vanni Scheiwiller. Il progetto avrebbe dovuto concretizzarsi in una cartella comprendente i discorsi pronunciati in quei giorni, accompagnati da alcuni disegni di Marcello Mascherini.

Le lettere di Crise raccontano gratitudine, emozione e progettualità: ringrazia l’Università, aggiorna Bruna Bianco, coinvolge Ungaretti in nuove iniziative.

Trieste si rivela così come spazio vivo di relazioni, affetti e invenzioni culturali. A suggellare questo ultimo legame tra il poeta e la città è proprio questo progetto editoriale mai realizzato, ma dal forte valore simbolico: Trieste, invenzione della mia anima.

In un articolo su «Settanta», Stelio Crise ne ricostruisce le intenzioni ideali, pensandolo come un’opera ibrida, tra diario, riflessione morale e affresco visivo. Nel suo racconto emergono anche episodi significativi come la visita al Sacrario di Redipuglia, l’emozione di fronte ai volti e ai luoghi triestini, la sobria ammirazione del poeta per l’architettura della città. Ungaretti non cede mai alla retorica: parla di Trieste come di un luogo di convivenza tra popoli, condanna ogni odio etnico, invoca «libertà, pace, amore, uguaglianza, ragione».

Il progetto non si concretizzerà, ma proprio la sua incompiutezza lo trasfigura in una sorta di frammento ideale: l’ultimo suo sguardo poetico su Trieste, città che diventa specchio dell’anima.