Teca 10

1966-68 HO VISTO LA MAGNIFICA TESTA DI GATTO
DI UNGARETTI

Biagio Marin incontra Giuseppe Ungaretti a Trieste nel 1948, nel 1966 e ancora nel 1968.

I diari del poeta gradese costituiscono la fonte primaria per comprendere questo rapporto, rivelando con puntigliosità e sincerità il modo in cui Marin percepisce le persone e gli avvenimenti.

Nei passi selezionati emergono due poetiche lontane, due temperamenti dissonanti, e un dialogo fatto di stima e affetto, ma anche di inconciliabili incomprensioni.

Il rapporto tra i due poeti si configura come un intreccio di cordialità pubblica e divergenze private, talvolta attenuate dalla mediazione di Stelio Crise, amico fraterno di Marin e ponte culturale verso Ungaretti.

Dal primo incontro triestino del 1948 fino alla lettera di omaggio per la laurea honoris causa del 1968, l’epistolario e i resoconti personali di Marin documentano momenti di autentico scambio, accanto a tensioni che non riescono a dissolversi.

Nella corrispondenza e nelle visite, Marin esprime affetto e stima per Ungaretti, ricordando con tenerezza le prime letture de Il porto sepolto oppure citando amicizie comuni come Prezzolini, ma non nasconde le difficoltà a comprendere la poesia ungarettiana più recente, percepita come priva di musicalità e vicina alla prosa.

La visita a Roma del dicembre 1968 testimonia un confronto intenso: Marin giunge quasi da pellegrino, ma finisce per rimproverare Ungaretti per il disinteresse nazionale verso Trieste, sottolineando l’isolamento culturale della città. Ungaretti, colto di sorpresa, resta in silenzio, evidenziando i limiti del suo coinvolgimento.

Questi incontri e documenti restituiscono la complessità del loro legame: due solitudini poetiche che condividono stima e rispetto, ma anche divergenze profonde di sensibilità e concezione del verso, mostrando la forza del vincolo umano accanto alla distanza estetica che li separa.