1968. TRIESTE AMATA DALLA LONTANA INFANZIA

Il conferimento della laurea honoris causa a Giuseppe Ungaretti da parte dell’Università di Trieste, il 15 febbraio 1968, segna il punto più alto del rapporto del poeta con il capoluogo giuliano.
Non è soltanto un atto accademico, ma una vera consacrazione: l’ottantesimo compleanno di Ungaretti si intreccia con il cinquantenario della “redenzione” di Trieste, in un simbolico abbraccio fra storia nazionale e poesia.
Il poeta arriva in città il 14 febbraio con il treno la Freccia della Laguna, accolto con tutti gli onori: soggiorna all’Hotel Excelsior, dove verga di suo pugno, con l’inconfondibile inchiostro verde, il discorso da pronunciare in Aula Magna.
L’Università organizza la cerimonia con una cura meticolosa: migliaia di inviti spediti, minuziose disposizioni di protocollo, fino alla richiesta straordinaria che la via d’accesso sia ripulita con particolare attenzione. Nulla è lasciato al caso: il prestigio dell’ospite coincide con quello dell’istituzione e della città.
La cerimonia, presieduta dal rettore Agostino Origone e dal preside della Facoltà di Lettere Marcello Gigante, si svolge nell’Aula Magna di Piazzale Europa davanti a centinaia di docenti e autorità.
Nelle parole di Gigante, Ungaretti appare come la voce che sa dare forma alle ansie e alle speranze dell’uomo moderno, innovando il linguaggio poetico italiano. Quando riceve il titolo, il poeta lo accoglie come “il massimo onore”, riconoscendo in Trieste una città legata alla sua giovinezza di soldato e alla memoria collettiva della nazione.
L’immagine che ne resta è quella di un Ungaretti carismatico, commosso e autoironico, celebrato come maestro e simbolo di una poesia capace di unire.
Il saluto finale in Comune, suggellato dal dono del sigillo trecentesco montato su una pietra carsica, sancisce un legame che la cerimonia trasforma in patrimonio condiviso.