Teca 06

LE FARFALLE DI SCHEIWILLER, AMBASCIATORE DI TRIESTINITÀ

Vanni Scheiwiller rappresenta, nell’intreccio tra Ungaretti e Trieste, una presenza costante, sostenuta dalla vicinanza personale con il poeta e dai legami affettivi con protagonisti della scena culturale cittadina.

Il suo interesse per la letteratura triestina lo porta, proprio in concomitanza con la presenza di Ungaretti, a ideare progetti editoriali che riflettono il suo gusto per piccoli capolavori per bibliofili.

Dal 1961, il suo principale riferimento in città diventa Stelio Crise, con cui instaura una relazione nutrita di stima e orientata alla qualità del libro. Le differenze di temperamento, l’istrionismo colto e caustico del laico Crise e la riservata intensità operativa del cattolico Scheiwiller, non ostacolano il rapporto, ma lo completano, unendo i due nell’ideale del libro come forma d’arte e veicolo di pensiero.

Si può parlare di un vero e proprio “asse triestino”, concretizzatosi nella collana “all’insegna del Pesce d’Oro”, composta da libretti di piccolo formato ma di rara originalità, indicati da Montale come le «farfalle di Scheiwiller».

L’editore milanese, talvolta definito «triestino», mantiene un’attenzione speciale per il territorio, pubblicando autori già noti e valorizzando quelli meritevoli di maggiore visibilità.

Un dattiloscritto inedito di Crise lo descrive come artigiano colto e appassionato, demiurgo del libro in ogni fase, dal progetto alla stampa.

Scheiwiller riconosce in Crise il valore di mediatore e suggeritore, capace di attrarre a Trieste intellettuali da tutta Italia.

La loro è un’amicizia concreta e operosa: quando nel 1968 Crise rischia un trasferimento forzato a Venezia, Scheiwiller mobilita figure come Montale, Leone Piccioni e Ungaretti per impedirlo, in una vera azione corale del mondo culturale italiano.