Teca 05

1966. IL CARSO NON È PIÙ UN INFERNO

Nel 1966 viene pubblicato il libretto Il Carso non è più un inferno, curato da Vanni Scheiwiller.

Con quest’opera, Ungaretti ritorna idealmente nel luogo della sua prima ispirazione poetica: il Carso della Prima guerra mondiale. Tuttavia, la memoria non si limita al ricordo della sofferenza; il poeta vi imprime uno sguardo trasfigurato, in cui la guerra e il dolore si trasformano in contemplazione lirica e riconciliazione interiore.

Il testo introduttivo di Stelio Crise evidenzia come la poesia di Ungaretti sappia farsi specchio di un’umanità lacerata, ma capace di ritrovare misura, ritmo e stupore, con un linguaggio che coniuga intensità emotiva e rigore formale.

Oltre a questo libretto, la selezione dei volumi documenta il ruolo centrale di Ungaretti nel progetto editoriale di Vanni Scheiwiller, che ha contribuito a valorizzarne l’immagine di poeta e uomo.

Tra le pubblicazioni successive si segnalano: Allegria di Ungaretti (1969) con testo di Annalisa Cima e fotografie di Ugo Mulas, Lettere ad un fenomenologo di Enzo Paci accompagnati da immagini di Paola Mattioli (1972), e Ungaretti girovago e classico (1991) di Marco Forti, che offrono approfondimenti sulle molteplici sfaccettature della sua opera.

Il percorso si completa con titoli che testimoniano la ricezione critica e il dialogo culturale di Ungaretti: Un giorno all’improvviso di Dianella Selvatico Estense (1964), Autografi di poeti italiani contemporanei (1986), che raccoglie testi inediti, e le traduzioni di Pierre Jean Jouve (1960) ed Ezra Pound (1969).

Significative sono anche le Lettere a Enrico Pea (1983), che aprono uno scorcio privilegiato sulla rete epistolare del poeta, rivelando la sua facilità di intrecciare relazioni intellettuali e affettive.