1966. MASCHERINI E UN ALTRO LIBRO CHE NON C’È

Dopo le tappe goriziane e triestine del 1966, la figura di Ungaretti si intreccia con un affascinante progetto editoriale che non arriverà a compimento: un libro d’arte ideato dallo scultore Marcello Mascherini, sostenuto da Stelio Crise e pensato per la prestigiosa Propyläen Verlag di Berlino diretta da Wolf Jobst Siedler.
All’origine c’è un’idea diversa, quella di illustrare un testo di Elio Vittorini: la morte prematura dello scrittore ne vanifica la realizzazione, ma apre la strada a una nuova collaborazione, questa volta centrata sul Carso, paesaggio amato e memorabile per il poeta.
Il ruolo di Crise, regista o mediatore culturale, è decisivo: tesse rapporti con Scheiwiller, Siedler e lo stesso Ungaretti, e cerca di dare concretezza a un disegno che oscilla tra libro per bibliofili e volume d’arte.
Mascherini immagina di affiancare ai suoi disegni testi inediti del poeta, che nelle lettere si dice entusiasta, pronto a rievocare tanto il «Carso di guerra» quanto quello «verdeggiante» del presente. Ma la vaghezza dei materiali da pubblicare, unita alle riserve dell’editore tedesco, lascia il progetto in sospeso, fino a dissolverlo.
Eppure, la fitta trama epistolare e gli incontri conviviali, memorabile il pranzo a Sistiana nella villa dello scultore, restituiscono l’immagine di un fervore creativo alimentato da amicizia, stima reciproca e volontà di intrecciare arti diverse.
Mascherini arriva persino a ritrarre Ungaretti in un disegno che, a detta di chi lo vede, «dice troppo»: segno di un’intesa profonda e al tempo stesso inquieta.
Questa vicenda, che rimane in potenza, non rappresenta un fallimento: è piuttosto testimonianza di un clima culturale in cui la forza delle relazioni e dei dialoghi conta più delle opere compiute, lasciando tracce preziose di un fare cultura che intreccia poesia, arte e memoria.