{"id":160,"date":"2025-10-06T13:19:33","date_gmt":"2025-10-06T11:19:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cizerouno.it\/trieste-ungaretti\/?page_id=160"},"modified":"2026-04-02T12:47:01","modified_gmt":"2026-04-02T10:47:01","slug":"chi-e-ungaretti","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.cizerouno.it\/trieste-ungaretti\/chi-e-ungaretti\/","title":{"rendered":"Chi \u00e8 Ungaretti?"},"content":{"rendered":"\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Chi \u00e8 Giuseppe Ungaretti?<\/strong> Nato ad Alessandria d&#8217;Egitto il 10 febbraio 1888 da genitori emigrati da Lucca, Giuseppe Ungaretti \u00e8 considerato uno dei maggiori poeti italiani del Novecento. La sua biografia \u00e8 un intreccio straordinario di geografie e culture: l&#8217;Egitto dell&#8217;infanzia, Parigi e la Sorbona, le trincee del Carso e del Bois de Courton durante la Prima guerra mondiale \u2014 dove nasce <em>Il Porto Sepolto<\/em> (1916) \u2014, il Brasile, Roma. Una vita in movimento, segnata dall&#8217;esilio, dalla perdita, dalla fede e da una ricerca incessante sul linguaggio poetico che ha rinnovato la letteratura italiana del XX secolo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Questa pagina raccoglie i ritratti che <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/giuseppe-ungaretti_(Dizionario-Biografico)\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Giuseppe Ungaretti <\/a>fecero poeti, critici, giornalisti e amici nel corso di oltre cinquant&#8217;anni: da Eugenio Montale a Quarantotti Gambini, da Giuseppe De Robertis ad Ardengo Soffici, fino alle parole dello stesso Ungaretti in una lettera del 1947. Un mosaico di voci diverse \u2014 ammirate, ironiche, affettuose \u2014 che insieme restituiscono la complessit\u00e0 di un uomo e di uno scrittore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em>Vita e poesia in questa antologia a cura di Stefano Crise, nell&#8217;ambito del progetto &#8220;<a href=\"https:\/\/www.cizerouno.it\/trieste-ungaretti\/\">Trieste, invenzione della mia anima<\/a>&#8220;.<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"844\" height=\"859\" src=\"https:\/\/www.cizerouno.it\/trieste-ungaretti\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/UNGA-.png\" alt=\"Un ritratto di Giuseppe Ungaretti pubblicato su \u00abLe Ore\u00bb, n. 45, 11 novembre 1965 dalla mostra curata da Cizerouno &quot;Trieste, invenzione della mia anima&quot;\" class=\"wp-image-176\" srcset=\"https:\/\/www.cizerouno.it\/trieste-ungaretti\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/UNGA-.png 844w, https:\/\/www.cizerouno.it\/trieste-ungaretti\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/UNGA--295x300.png 295w, https:\/\/www.cizerouno.it\/trieste-ungaretti\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/UNGA--768x782.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 844px) 100vw, 844px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right has-accent-4-color has-text-color has-link-color has-small-font-size wp-elements-1 wp-block-paragraph\"><strong>Un ritratto di Giuseppe Ungaretti pubblicato su \u00abLe Ore\u00bb, n. 45, 11 novembre 1965<\/strong><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ritratti di Giuseppe Ungaretti<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-x-large-font-size wp-block-paragraph\">\u00abL\u2019antico\u00bb <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-small-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Giuseppe De Robertis<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-small-font-size wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity is-style-dots\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-x-large-font-size wp-block-paragraph\">\u00abBambino di mille anni\u00bb <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-small-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Vinicius de Moraes<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-small-font-size wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity is-style-dots\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-x-large-font-size wp-block-paragraph\">\u00abLa iena egiziana\u00bb <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-small-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Eugenio Montale<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-small-font-size wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity is-style-dots\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-small-font-size wp-block-paragraph\"><br><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">\u00abGiuseppe Ungaretti <br>fu Antonio <br>e fu Maria Lunardini<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">diploma Studi superiori filologia Universit\u00e0 Parigi<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">nato ad Alessandria d\u2019Egitto<br>il 10 febbraio 1888 &#8211;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">tutta la guerra in trincea<br>nel 19\u00b0 fanteria col<br>grado di soldato &#8211;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">croce di guerra italiana<br>e francese &#8211;<br>sul Carso<br>in Francia &#8211; Bois de Courton<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">coniugato con Jeanne Dupoix<br>e due figli -\u00bb<br><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right has-small-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Nota di Ungaretti, s.d. [ intorno al 1921]<br><\/strong><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity is-style-dots\"\/>\n\n\n\n<p class=\"is-style-default has-medium-font-size wp-block-paragraph\">\u00abHa partecipato al rinnovamento del linguaggio artistico in Italia, collaborando alla \u00abVoce\u00bb, a \u00abLacerba\u00bb e alla \u00abRonda\u00bb che furono successivamente i principali organi di tale rinnovamento. Fu in seguito, tra le due guerre, l&#8217;animatore del settimanale \u00abL&#8217;Italia letteraria\u00bb. Insieme a Jean Paulhan, Bernard Groethuysen, Henri Michaux, e Henry Church, diresse a Parigi per 10 anni fino al 1940 l&#8217;autorevole rivista \u00abMesures\u00bb che raccoglieva scritti estetici ed esempi lirici d&#8217;ogni paese e d&#8217;ogni tempo. [\u2026] Dal 1937 al 1943 (1942, n.d.c.) fu titolare della cattedra di letteratura italiana all&#8217;universit\u00e0 di San Paolo in Brasile. \u00c8 attualmente ordinario di storia della letteratura italiana moderna e contemporanea all&#8217;Universit\u00e0 di Roma. \u00c8 ritenuto in Italia il maggior poeta italiano vivente ed \u00e8 universalmente considerato come uno dei maggiori d&#8217;oggi. Giuseppe Ungaretti.\u00bb <br><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right is-style-default has-small-font-size wp-block-paragraph\"><strong>s.d., Archivio Bonsanti, G.U.II.47.2, cc.3-6<\/strong><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity is-style-dots\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">\u00abEcco: sono nato il 10 Febbraio del 1888 ad Alessandria d\u2019Egitto dove erano emigrati da Lucca i miei genitori. L\u2019essere nato in Egitto ed avervi trascorso ininterrottamente circa diciotto anni (furono, invece, ventiquattro anni, n.d.c.), ebbe anche naturalmente la sua influenza sulla mia poesia. Quel senso di sete, d\u2019arido, di miraggio, di sfolgorante di provvisorio che mi viene dalle apparenze. Ed anche quel senso che le cose che pi\u00f9 mi erano vicine, che erano le mie, erano cose lontane, assenti, cose d\u2019esilio. \u00c8 il punto dove un giorno mi sono ritrovato cristiano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">In Egitto, e dovevo essere molto giovane, tra i 15 e i 16 anni se ricordo bene, intesi per la prima volta il nome di Mallarm\u00e9, da parte di un giovane professore di letteratura francese che ci leggeva a lezione di tanto in tanto il \u00abMercure de France\u00bb. Furono grandi liti tra Sceab, che ricordo nel <em>Porto Sepolto<\/em>, sostenitore di Baudelaire, ed io per il quale gi\u00e0 in quegli anni, senza saperne ancora troppo il perch\u00e9, ero di Leopardi e Mallarm\u00e9. In quegli anni conobbi anche i volumi di Nietz(s)che che andava traducendo Henri Albert. In Egitto incontrai Pea, e dall\u2019Egitto entrai in relazione con Prezzolini che faceva \u00abLa Voce\u00bb. Partito per la Francia, mi iscrissi a Parigi in <em>Sorbonne<\/em> dove ebbi illustri maestri: il vecchio Thomas, Jeanroy, Delbos, Lanson e Strowski che in un volume di memorie volle ricordarsi dello strambo discepolo. Al <em>Coll\u00e8ge de France<\/em> frequentai le lezioni di Bergson che in quegli anni commentava Spinoza, e B\u00e9dier che preparava la sua edizione critica della <em>Chanson de Roland<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">A Parigi incontrai alcuni scrittori italiani; ma a Firenze avevo gi\u00e0 conosciuto di persona Jahier e Prezzolini. Erano scrittori, quelli incontrati a Parigi, venuti con Marinetti per un&#8217;esposizione di pittura futurista: Papini, Soffici, Palazzeschi. Conoscevo gi\u00e0 Apollinaire e gli altri loro amici francesi. E fu cos\u00ec che mi avvenne di collaborare a \u00abLacerba\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Poi scoppi\u00f2 la guerra, e trovai, partecipando alle sofferenze di tanta umanit\u00e0 nelle trincee, il segreto umano, il mistero poetico, il segno della mia poesia. Fosti te a pubblicare nella \u00abVoce letteraria\u00bb che dirigevi, alcuni versi miei di quel periodo. \u00c8 del \u201816 l&#8217;uscita del mio <em>Porto Sepolto<\/em>, che Ettore Serra, allora ufficiale commissario della Divisione, raccolse sulle briciole di carte dove le avevano annotate e che conservavo nel tascapane andando da un posto di combattimento a un luogo di riposo (riposi brevissimi, continuamente interrotti, e non si aveva neanche il modo di spogliarci per dormire).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">L&#8217;ultima parte della guerra la trascorsi al Bois de Courton, in Francia, il mio reggimento essendo stato destinato a far parte del Corpo italiano di spedizione in Francia comandata dal Generale Albricci.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Dopo la guerra mi stabili, dopo un breve soggiorno a Parigi dove presi moglie, a Roma. A Roma era l&#8217;epoca della \u00abRonda\u00bb. Vi collaborai; ma avevo altre mire. I miei amici della \u00abRonda\u00bb consideravano che l&#8217;epoca della poesia in verso fosse tramontata; avevano adottato le idee decadenti di Baudelaire e quelle che attribuivano inesattamente al Leopardi delle <em>Operette morali<\/em>. Dimenticavano che le cose pi\u00f9 belle in verso nacquero al Leopardi dopo le <em>Operette<\/em>. Io mi misi invece con tutta lena a trovare gli sviluppi della mia poesia del <em>Porto Sepolto<\/em>, in un canto dove il verso finisse col ritrovare la sua complessit\u00e0 e l&#8217;unit\u00e0 strofica. Fu cos\u00ec che nacque il <em>Sentimento del tempo<\/em>, uscito per la prima volta in volume, con la prefazione di Alfredo Gargiulo, nel 1933.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Invitato dal governo argentino quale membro d&#8217;onore del Congresso del Pen Club tenutosi a Buenos Aires nel 1936, essendomi fermato per fare alcune conferenze a San Paolo del Brasile, fui dal governo di quello stato assunto per occupare l&#8217;ufficio della cattedra di Italiano di quella facolt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Nel 1942 ritornai in Italia. C&#8217;\u00e8 una cosa che forse non si sa bene: nel 1939, o \u201838, essendo ritornato durante le vacanze in Italia, protestai con tale veemenza contro le leggi razziali della campagna antifrancese del governo fascista, che fui fermato mentre stavo nella <em>hall<\/em> dell&#8217;Albergo d\u2019Inghilterra accomiatandomi dagli amici, per ritornare in Brasile dove avevo lasciato la mia famiglia. Solo per l&#8217;intervento personale di Mussolini, che avevo conosciuto durante la campagna per l&#8217;intervento dell&#8217;Italia a fianco dell&#8217;Intesa nel 1915, mi fu permesso di prendere l&#8217;ultima nave (lo seppi poi) che partiva per l&#8217;America del Sud.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Il resto: i miei dolori personali, la mia disperazione di fronte al destino umano, e la mia speranza, il mio comportamento nell&#8217;ora tragica sono nel mio libro uscito ora, ma scritto giorno per giorno: nel <em>Dolore<\/em>. Ecco tutto. Non oso rileggere il mio scritto. Perdonami. Rimettilo a posto come vuoi\u00bb. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right has-small-font-size wp-block-paragraph\"><br><strong>Lettera di Ungaretti a de Robertis, 21 dicembre 1947<\/strong><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity is-style-dots\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">\u00abE gli occhi del poeta sorridente sono due righe di luce in quel suo volto cos\u00ec caratteristicamente mobile. (Al contrario di quasi ogni altro volto, quello di Ungaretti si apre, si spalanca nell\u2019indignazione e nel corruccio, virgolato bizzarramente dal corrugare dei sopraccigli; e invece si raccoglie, si restringe nella cordialit\u00e0 e nell\u2019affetto \u2013 pure illuminandosi \u2013 con un sorriso che pare un sogghigno)\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right has-small-font-size wp-block-paragraph\"><br><strong>P.A. Quarantotti Gambini, \u00abIl Giornale di Trieste\u00bb, 18 novembre 1949<\/strong><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity is-style-dots\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">\u00abLui ha un viso illuminato e macerato da tanti lustri di meditazione e patimenti; e divenutone espressivo e forte, e lui lo sa, pi\u00f9 di qualsiasi altro; e ha mani magre, nervose, e, dicono tutti, belle e parlanti come di rado\u00bb. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right has-small-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Lettera di Ungaretti a Bruna Bianco, 27 agosto 1967<\/strong><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity is-style-dots\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">\u00abCodesto uomo era un brutto ceffo: calcava un cappellaccio nero, sformato, sopra i capelli lunghi che gli si affacciavano in disordine, ispidi, da sotto la falda. Un paio d\u2019occhiali con lenti tonde, stanghette nere, guarniti di finta tartaruga, gli conferivano un\u2019aria da americano malriuscito\u00bb. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right has-small-font-size wp-block-paragraph\"><strong>A. Della Massea, \u00abIl Piccolo\u00bb, 9 dicembre 1959<\/strong><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity is-style-dots\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">\u00abBisogna rivederlo, bisogna udirlo ancora. Quest\u2019uomo \u00e8 una specie di coboldo, di troll spaventosamente intelligente. Gioca con pezzetti di vetro lucente che riflettono l\u2019infinito. Chi seppe da noi dire tanto con cos\u00ec poco?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right has-small-font-size wp-block-paragraph\"> <br><strong>G. Severi, \u00abRadiocorriere\u00bb, 1934, n. 22<\/strong><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity is-style-dots\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">\u00ab[&#8230;] Con queste parole Giuseppe Ungaretti ha accompagnato sabato sera una lettura delle sue liriche pi\u00f9 significative, tenuta all\u2019Istituto Fascista di Cultura. L\u2019amara veemenza con cui le ha pronunciate tra un balenare minaccioso dei suoi piccoli occhi azzurri, parlando egli a un pubblico di ammiratori e di amici che non si stancavano di applaudirlo, pu\u00f2 essere sembrata eccessiva a chi non conosce l\u2019animo di Ungaretti in cui le intemperanze del sentimento nascono sempre da una ferma coscienza, da una fondamentale bont\u00e0, da una fede appassionata nella missione morale e civile della poesia, e da uno sdegno altrettanto appassionato contro tutto ci\u00f2 che gli appare diretto ad offenderla o soltanto a diminuirla [&#8230;]\u00bb. <br><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right has-small-font-size wp-block-paragraph\"><strong>A. Frateili, \u00abLa Tribuna\u00bb, 6 giugno 1933)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity is-style-dots\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">\u00ab[\u2026] In quel periodo ho cominciato a scrivere delle poesie, \u00e8 sotto il nostro collegio passavano dei funerali, passavano dei funerali musulmani, arabi [\u2026] si abitava ad Alessandria d&#8217;Egitto, e allora c&#8217;era questa specie di\u2026 nenia di ciechi che si tenevano per mano che cantavano tutte quelle cose\u2026 vede ho fatto anche dei versi cos\u00ec, e forse quello \u00e8 uno dei primi motivi. Non era una gran cosa, erano\u2026 cos\u00ec\u2026 dei motivi molto malinconici [\u2026]<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">[\u2026] Io sono nato lontano dall&#8217;Italia. Io ho avuto un&#8217;educazione italiana ma da lontano e anche non soltanto italiana, ma europea, ma da lontano quindi\u2026 \u00e8 uno strano sentimento, insomma, ma per questo sentimento non si pu\u00f2 parlare di rivolta. Ma di\u2026 come se fosse avvenuto un taglio\u2026 un taglio tra quello che \u00e8 nostro e\u2026 le condizioni nelle quali si \u00e8 cos\u00ec, per fatalit\u00e0, costretti a vivere. E questa \u00e8 una cosa che, difatti, ha prodotto nel mio essere, e non soltanto nel mio essere, qualche cosa che nel mio essere metteva uno squilibrio. [\u2026] E il senso di sentirmi lontano da ci\u00f2 che \u00e8 mio, un senso di sradicamento no?! [\u2026]<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Mi sentivo in qualche modo d&#8217;essere stato tagliato dall&#8217;Italia, tagliato\u2026 tagliato da me stesso\u2026 \u00e8 tagliato da me stesso sentivo questo\u2026 questo taglio\u2026 questo taglio\u2026 questo paese che era lontano da me\u2026 che era lontano nello spazio e lontano anche perch\u00e9 il mondo, il mondo intorno a me, il mondo delle mie prime emozioni, era un mondo diverso, non era l&#8217;Italia. Quindi questo creava in me un senso\u2026 questo senso di desiderio\u2026 e di colmare questa specie di fosso che c&#8217;era tra me e il mio paese\u2026 e nello stesso tempo anche questo amore per questo paese nel quale le mie emozioni erano nate [\u2026] che durano tutta la vita, erano nate, in un paese che non sarebbe stato mai il mio\u2026 certo, queste saranno presenti costantemente nella mia poesia\u00bb. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right has-small-font-size wp-block-paragraph\"><br><strong>Intervista di Jean Amrouche con Giuseppe Ungaretti, <\/strong><br><strong>\u00abL&#8217;Approdo letterario\u00bb, <\/strong><strong>marzo 1972, n. 57<\/strong><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity is-style-dots\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">\u00abUn po\u2019 curvo sul bastone, ma con il sorriso luminoso e comunicativo. L\u2019eterno fanciullo: questa \u00e8 l\u2019immagine che d\u00e0, a dispetto dei suoi ottant\u2019anni. [\u2026] il suo incedere \u00e8 ancora alquanto spedito, la voce senza affanno\u00bb. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right has-small-font-size wp-block-paragraph\"><br><strong>A. Priore,\u00abIl Piccolo<em>\u00bb, <\/em>20 gennaio 1966<\/strong><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity is-style-dots\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">\u00abNegletto l\u2019abito, le spalle curve, i capelli al vento, la bocca a ciantella, tirata gi\u00f9 d\u2019angolo da un mezzo toscano spento, gli occhi felini appena a tratti visibili tra le palpebre semichiuse, parlava con voce ora fievole, lamentevole, quasi spenta, ora stridula, sarcastica, ora alta e squarciata nell\u2019empito del discorso spesso intramezzato da espressioni francesi\u00bb. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right has-small-font-size wp-block-paragraph\"><br><strong>A.Soffici, <em>Autoritratto d&#8217;artista italiano nel quadro del suo tempo<\/em>, <\/strong><br><strong>vol. IV <em>Fine di un mondo<\/em>, Firenze, Vallecchi, 1955<\/strong><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity is-style-dots\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">\u00abLe sue spallucce ricurve, la sua faccia pallida e stenta che gli occhi piccoli e sbiaditi, i capelli d&#8217;un biondo annacquato contribuiscono a rendere ancora pi\u00f9 incolore, il suo magro corpo tutto ossi e angolosit\u00e0 con le braccia scimmiesche e le gambine tentennanti danno un&#8217;impressione di pena. La pena che si prova dinanzi a certe creature umane per le quali Iddio non \u00e8 certo stato largo di favori e la vita grama ha fatto il resto. Ungaretti non \u00e8 un uomo, \u00e8 l&#8217;ombra di un uomo. Meglio: la devastazione di un uomo. I suoi occhi quasi ciechi debbono compiere un terribile sforzo per riuscire a vedere, la sua bocca sformata assomiglia molto a quella di una vecchia bertuccia. Il resto del corpo non \u00e8 che un triste spettacolo di disfacimento\u00bb. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right has-small-font-size wp-block-paragraph\"><strong>A. Franchi, <em>Il servitore di piazza<\/em>, Firenze, Vallecchi, 1922<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><strong>antologia a cura di Stefano Crise<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chi \u00e8 Giuseppe Ungaretti? Nato ad Alessandria d&#8217;Egitto il 10 febbraio 1888 da genitori emigrati da Lucca, Giuseppe Ungaretti \u00e8 considerato uno dei maggiori poeti italiani del Novecento. 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