UN SENTIMENTO INTERMITTENTE VERSO LA CITTÀ
«Svevo scrive in triestino, ma è un tipo veramente in gamba.»
Lettera di Ungaretti a Giuseppe Raimondi, 15 aprile 1926
«Mi dica se ci sono formalità da compiere per l’entrata a Trieste: l’altra volta il permesso delle autorità alleate mi fu procurato e inviato da Budigna. Sono in possesso del passaporto: ma Trieste è Italia. Grazie ancora. Il suo Giuseppe Ungaretti».
Lettera di Ungaretti a Biagio Marin, 12 marzo 1951
«[…] E chi meglio degli scrittori della Venezia Giulia – nel recente cinquantennio nessun’altra regione ne conta tanti di così alta qualità – chi meglio di essi ha servito l’Italia? Chi meglio se non essi, con i loro libri di ottima arte italiana? I loro nomi? Uno Slataper, gli Stuparich, uno Svevo, un Benco, un Quarantotti Gambini, Umberto Saba. Alcuni di essi per attestare l’italianità della loro terra, sono anche morti sul campo dell’onore».
Discorso letto in presenza del Presidente della Repubblica, Luigi Einaudi, 29 novembre 1953
«C’è Svevo. Ma, tutto sommato, in Svevo sono approcci al romanzo.»
Lettera di Ungaretti a Edoardo Sanguineti, 24 marzo 1956
«Anima mia, qui al Caffè Greco, in via Condotti, vicino alla Posta Centrale, dove dovrò impostare questa lettera e un libretto – la prima copia giuntami – intitolato Il Carso non è più un inferno. Vi troverai a pag.31 un mio discorsetto che vorrai leggere, e, per farmi un maggiore favore, leggerai anche il discorsetto di Crise che lo precede».
Lettera di Ungaretti a Bruna Bianco, 31 ottobre 1966
«Il 21 dovrei andare a Trieste per una mia lettura di poesie di Saba e lettura di poesie mie da parte degli attori di quel piccolo teatro».
Lettera di Ungaretti a Giorgio Mondadori, 12 novembre 1966
«Ricevo ogni giorno dozzine (di) lettere come quelle di cui devo avertene mandato un paio. Dovrei andare, a dar retta a tutti, in Inghilterra, in Jugoslavia, in Toscana, in Germania, in Calabria, a Trieste, al diavolo, nel tempo di un mese. Andrò certo a Trieste San Gallo e Torino».
Lettera di Ungaretti a Bruna Bianco, 28 giugno 1967
«[…] Poi dovrei andare a Trieste, per presiedere la riunione internazionale dei giovani poeti (quelli che inventano le lingue: batutururirà!) […] A Trieste rimarrò due giorni. Ti mando una lettera da Trieste. Sono stanco, un pochino, pochino, e non vorrei prendere altri impegni».
Lettera di Ungaretti a Bruna Bianco, 26 agosto 1967
«Ti ho mandato ieri una lettera dell’Accademia di Monaco e un’altra per la difesa del Carso. Dimmi, farei bene, nonostante la fatica che richiederebbe, di andare a Trieste?»
Lettera di Ungaretti a Bruna Bianco, 27 agosto 1967
«E parto ancora qualche volta verso qualcuno dei luoghi dove mi piacerebbe rivivere. Pochi mesi fa andai a Trieste: riandai verso il Carso, rividi il Carso. Fu una delle emozioni più profonde che abbia mai provato: mi pareva una delle più belle residenze della terra, così arido, d’una pietra così carica di durezza, eppure così tutto percorso tra gli sterpi da una tenerezza lieve […].
Intervista radiofonica, s.d. [1968]
«Ci sono alcuni cambiamenti perché a Trieste il 15 dovrebbero festeggiarmi conferendomi una laurea honoris causa. Vuol dire che da Trieste andremo a Venezia e poi a Firenze».
Lettera di Ungaretti a Bruna Bianco, 20 gennaio 1968
«Dovrò andare il 15 febbraio a Trieste dove al vecchio soldato del Carso verrà conferita la Laurea honoris causa di quell’Università. Visiteremo il Carso. Ne berremo il duro vino, scuro, d’un rosso scurissimo, molto notturno, e, insieme, pieno di sole. Visiteremo quei paesetti dove ho vissuto tanto, e poi con Te, amore mio, andremo a Venezia».
Lettera di Ungaretti a Bruna Bianco, 21 gennaio 1968
«Devo averTi detto che anche Trieste intende rendermi onore. A Trieste, il 15/2/ l’Università mi conferirà l’honoris causa. Sarò così dottore non so più quante mai volte. Un dottorone per i balordi, un dottorino per l’anima tua».
Lettera di Ungaretti a Bruna Bianco, 22 gennaio 1968
«Da questa Trieste che ha specialmente il compito storico di affratellare slavi e latini, alemanni e ebrei, di essere una fonte, un centro d’unione tra popoli diversi per origine di tradizioni ma uguali nella sacralità umana, un poeta non può rivolgere altro messaggio».
Discorso all’Università di Trieste, 10 febbraio 1968
«[…] dal ricordo di quella fraternità umana, rivelatasi davanti all’orrenda violenza, come l’unica possibilità di conforto e di coraggio all’anima di un uomo – anche alla mia – da quella notte di Natale del 1915 che fu la mia prima notte di trincea. Ecco un posto, mi dicevo, dove passerei volentieri gli ultimi miei giorni. Operava l’affetto a ricordi, legati a quel posto dal quale, perciò, non avrei voluto più staccarmi».
«A Trieste amata dalla lontana infanzia con l’augurio che diventi come la sua antica tradizione vuole, ponte d’unione tra i diversi popoli che la circondano. È il suo primo dovere d’italianità, e Trieste lo sa».
Frase di Ungaretti, Albo d’oro del Comune di Trieste, 1968
antologia a cura di Stefano Crise