Teca 02

1959. SONO UN UOMO DI UMANE DEBOLEZZE

Nel settembre 1959 l’inaugurazione del Circolo della Cultura e delle Arti di Trieste è dedicata a un confronto sulla letteratura locale, reso prestigioso dalla presenza della redazione dell’«Approdo», rivista letteraria, radiofonica e televisiva della Rai.

Gli interventi sottolineano come la cultura triestina non sia un fenomeno marginale, ma parte originale e vitale della letteratura italiana. Ungaretti ricorda con emozione Umberto Saba, con cui ha intrattenuto un rapporto ambivalente, riconoscendone l’originalità inquieta. Ne evoca la voce dolente e la fragilità nei giorni bui delle persecuzioni razziali.

Pur diversi nello stile, i due si riconoscono, tra reticenze e ammirazione, come voci essenziali del Novecento. Il legame che li unisce si fonda su una stima reciproca, non priva però di ambivalenze: all’ammirazione di Saba, che ringrazia Ungaretti per il sostegno alla laurea honoris causa elogiandone la poesia «angelica», fanno eco giudizi ungarettiani a tratti dissonanti, in cui convivono lodi e riserve.

Eppure, nei momenti pubblici e nel ricordo postumo, Ungaretti riesce a esprimere un affetto che trascende rivalità e gelosie, in un rapporto fatto di distanze poetiche e di consonanze umane.

L’anno seguente, «L’Approdo letterario» dedica a Trieste un numero monografico, Ritratto di Trieste, che disegna un’immagine plurale della città, sospesa tra coscienza identitaria e inquietudine storica.

Vi si intrecciano le voci più rappresentative della cultura locale, accomunate da un legame viscerale con il territorio e da una tensione costante tra marginalità e appartenenza.

In questo coro, analisi e memoria, critica ed emozione si fondono, delineando Trieste come luogo dell’anima, ricco di contraddizioni.