UNGARETTI UOMO DI PENNA
L’epistolario di Giuseppe Ungaretti abbraccia l’intero arco della sua vita, dagli anni della formazione ad Alessandria d’Egitto fino agli ultimi, segnati da una vitalità sorprendente. Le lettere testimoniano non solo le relazioni personali e intellettuali che accompagnano il poeta lungo il Novecento, ma anche una costante costruzione di sé, affidata alla scrittura privata.
Il tono muta a seconda dell’interlocutore: confidenziale, ironico o talvolta furente con gli amici, assertivo con i colleghi. Emergono così aspetti meno noti del carattere di Ungaretti, accanto alla conferma della sua volontà di dominare la scena letteraria. Negli anni estremi si lascia crescere i capelli, rinuncia al bastone, scrive lettere appassionate all’amata Bruna Bianco e si descrive, con un narcisismo consapevole, come un uomo ancora capace di amare.
Rivendica con fierezza il proprio ruolo nella poesia del Novecento
e reagisce con amarezza all’assegnazione del Nobel a Quasimodo. L’epistolario costituisce una fonte primaria della mostra. Nelle lettere prende forma un racconto che accompagna, e talvolta precede, la produzione poetica: un intreccio di sentimenti, pensieri e riflessioni.
Sono anche pagine operative, che mettono in luce l’uomo dietro il poeta e insieme rivelano la sua consapevolezza che quelle righe possano un giorno trasformarsi in memoria condivisa.
Ungaretti scrive con generosità, in una produzione epistolare vastissima, sempre vergata con il suo inconfondibile inchiostro verde. Attorno a queste carte si raccolgono monografie, saggi e articoli, che ricostruiscono la rete delle sue relazioni intellettuali e umane. Sfogliare quelle lettere significa ancora oggi incontrare la sua voce viva, in un dialogo diretto che attraversa il tempo.