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	<title>frontiera Archivi - Cizerouno</title>
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	<description>culture, ricerche, storie, arti</description>
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	<title>frontiera Archivi - Cizerouno</title>
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		<title>Il compleanno del Maresciallo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cizerouno]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 May 2026 19:45:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[03 appunti & note]]></category>
		<category><![CDATA[varcare la frontiera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 7 maggio 1976 Tito manda un telegramma a Leone. Il giorno prima, il Friuli era crollato. A Fiume e a Pola si facevano le file per donare sangue. A Trieste una zingara prediceva nuove scosse e un ragazzo cecoslovacco arrivava dal mare su un materassino di gomma. Gli accordi di Osimo aspettavano in un cassetto. La scossa aveva attraversato il confine. La terra non sa cosa sia. <span class="read-more"><a href="https://www.cizerouno.it/2026/terremoto-friuli-1976-jugoslavia/">Leggi tutto &#8250;</a></span></p>
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<p>di Massimiliano Schiozzi</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.cizerouno.it/wp-content/uploads/2026/05/terremoto_tg2_1976.webp"><img width="1024" height="775" decoding="async" loading="lazy" src="https://www.cizerouno.it/wp-content/uploads/2026/05/terremoto_tg2_1976-1024x775.webp" alt="Mappa del terremoto del Friuli 1976, epicentro e confine con la Jugoslavia. Frame TG2 © RAI" class="wp-image-3727" srcset="https://www.cizerouno.it/wp-content/uploads/2026/05/terremoto_tg2_1976-1024x775.webp 1024w, https://www.cizerouno.it/wp-content/uploads/2026/05/terremoto_tg2_1976-300x227.webp 300w, https://www.cizerouno.it/wp-content/uploads/2026/05/terremoto_tg2_1976-768x581.webp 768w, https://www.cizerouno.it/wp-content/uploads/2026/05/terremoto_tg2_1976-1536x1162.webp 1536w, https://www.cizerouno.it/wp-content/uploads/2026/05/terremoto_tg2_1976-220x166.webp 220w, https://www.cizerouno.it/wp-content/uploads/2026/05/terremoto_tg2_1976.webp 1636w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">Mappa del terremoto del Friuli, 6 maggio 1976. Frame dall&#8217;edizione speciale del TG2. © RAI</figcaption></figure>



<p>Josip Broz Tito da trentuno anni teneva insieme un paese a forza di equilibrismi economici, allineamenti e “non allineamenti” internazionali, autorità e prestigio personale. Il 7 maggio 1976 mandò un telegramma al presidente Leone. Lo informava che una vasta raccolta di plasma sanguigno era in atto in varie città jugoslave, le più vicine ai centri colpiti. Non era solidarietà astratta. Era una notizia operativa: il sangue era già in movimento.</p>



<p>A Fiume, quella stessa mattina, alla Croce Rossa si erano presentate oltre settemila persone. Nella sola mattinata. A Pola i volontari avevano superato le duemila unità. In città che molti italiani avevano lasciato trent’anni prima con l’esodo, adesso si “cavava il sangue” per gli italiani, per il Friuli.</p>



<p>La scossa del 6 maggio aveva attraversato il confine. Lo aveva ignorato, come fanno le scosse. A Tolmino e nei pressi di Nuova Gorizia una trentina di persone avevano saltato dalle finestre in cerca di salvezza. La popolazione della Slovenia aveva trascorso la notte nei parchi pubblici. In quei comuni lungo la frontiera la scossa aveva sfiorato il settimo grado della scala Mercalli.</p>



<p>Era il 1976. La Jugoslavia da due anni aveva riformato la costituzione pensando al “dopo”, era uno stato solido, non allineato, rispettato in Occidente e guardato con diffidenza da Mosca — che proprio in quei giorni si vedeva rifiutare da Belgrado l’accesso ai porti dell’Adriatico. Uno stato che controllava la propria narrazione con cura. E che però, sotto quella narrazione, aveva città che facevano la fila per donare sangue al paese vicino.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Poi settembre.</strong></h2>



<p>L’8 settembre il Consiglio dei ministri italiano approvò il disegno di legge per la ratifica degli accordi di Osimo, firmati il 10 novembre 1975. Il 17 settembre il «Piccolo» pubblicava la dichiarazione del portavoce del ministero degli esteri jugoslavo Mirko Kalezic: la ratifica del parlamento federale era imminente, gli accordi già approvati dai parlamenti delle singole repubbliche. Kalezic aggiunse che la firma di Osimo aveva già contribuito a sviluppare la collaborazione italo-jugoslava in tutti i campi.</p>



<p>Quello stesso mese l’agenzia di stato Tanjug aveva comunicato che le nuove scosse di settembre avevano provocato in Jugoslavia soltanto danni materiali. Nessun ferito. Nessuna vittima. I giornali jugoslavi la smentirono: almeno trenta feriti, i villaggi di Breginje e Podbela cancellati dalla superficie, mobilitazione generale nelle zone colpite.</p>



<p>Strano quel settembre a Trieste, mentre l’estate finiva. Il Friuli era ancora sotto le tende. Il «Piccolo» registrava il panico in città per le previsioni radiotelevisive di nuove scosse: gente corsa all’aperto, centralini intasati, l’Osservatorio geofisico irraggiungibile. C’era già stata una zingara, annotava il giornale, che andava predicendo nuove scosse per i prossimi giorni. Quello stesso giorno una pilotina al largo della diga foranea aveva incrociato una sagoma scura sull’acqua: un ragazzo cecoslovacco di ventidue anni, Eugen Cernac, fuggito da una spiaggia istriana su un materassino di gomma. Lo avevano portato in rianimazione.</p>



<p>Gli accordi di Osimo chiudevano un ciclo trentennale: definivano la frontiera orientale italiana, regolavano lo status delle minoranze, istituivano una zona franca tra Trieste e il territorio jugoslavo. Concludevano, con un tratto di penna, quello che la guerra e il dopoguerra avevano lasciato aperto. La nota di Palazzo Chigi parlò di acquisire “la certezza del diritto per quanto riguarda tutta la nostra frontiera orientale.”</p>



<p>La stessa Jugoslavia che a maggio aveva mandato plasma e aveva visto i propri cittadini fare la fila a Fiume e a Pola, a settembre ratificava un trattato che ridisegnava la mappa e minimizzava i propri danni. Non era una contraddizione. Era la realtà: la solidarietà e la politica viaggiano su binari separati. La terra non sa niente né dell’una né dell’altra.</p>



<p>Quindici anni dopo, la Jugoslavia non esisteva più. Le città che avevano donato sangue al Friuli sarebbero finite nelle cronache di guerre che nel 1976 nessuno immaginava. Tito morì nel 1980. Il paese che aveva tenuto insieme sopravvisse a lui di un decennio esatto.</p>



<p>Il plasma arrivò. Gli accordi di Osimo furono ratificati. La frontiera rimase dov’era, le altre si moltiplicarono, si frantumarono e riscrissero se stesse in modi che nessun trattato aveva previsto. Altre scosse, molto altro sangue.</p>



<p>Di quella Jugoslavia del 1976 restano le fotografie delle file a Fiume, il telegramma a Leone, la smentita silenziosa dei giornali alla Tanjug. Gesti di un paese che non c’è più, verso una terra che invece è rimasta.<br><br>Il 7 maggio 1976 Josip Broz Tito compiva ottantaquattro anni.</p>



<p class="has-text-align-right has-small-font-size">Trieste, 7 maggio 2026<br><br></p>



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<p>leggi anche:</p>



<p><strong><a href="https://www.cizerouno.it/2026/59-secondi-terremoto-friuli-1976-cinquantesimo-anniversario/">• 59 secondi</a></strong></p>



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<p class="has-vivid-red-color has-text-color has-link-color has-small-font-size wp-elements-acadeb3b97ab1d21b6e868bb77ee997d"><strong>FONTI</strong></p>



<p class="has-vivid-red-color has-text-color has-link-color has-small-font-size wp-elements-50bfe85af9def0e171a866c938c738bd">– «Il Piccolo», 8 maggio, 14 maggio, 8 settembre, 17 settembre, 27 settembre 1976.<br>– A. Tertulliani et al., “The 6 May 1976 Friuli earthquake: re-evaluating and consolidating transnational macroseismic data”, Bollettino di Geofisica Teorica ed Applicata, vol. 59, n. 4, pp. 417–444, dicembre 2018.</p>



<p class="has-vivid-red-color has-text-color has-link-color has-small-font-size wp-elements-605b15d7ec24422b3934e93f4c0c9e21"><strong>Fonte audiovisiva:</strong><br>– © RAI — TG2, edizione speciale 6 maggio 1976. Frame da: https://youtu.be/10NSU4lN2HM</p>



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<p></p>
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		<title>Varcare la frontiera: un nuovo progetto</title>
		<link>https://www.cizerouno.it/2014/varcare-la-frontiera-identita-3-il-nostro-nuovo-progetto-2014-2015/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Cizerouno]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Oct 2014 10:53:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[01 i nostri progetti]]></category>
		<category><![CDATA[varcare la frontiera]]></category>
		<category><![CDATA[confini]]></category>
		<category><![CDATA[frontiera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’associazione Cizerouno propone, per il biennio 2014-2015, il progetto multidisciplinare  Varcare la frontiera (identità #3) come ideale prosecuzione dell’attività iniziata nel biennio 2011-2012 con i due progetti su Ivo Andrić e le identità culturali ad est di Trieste e proseguite<span class="ellipsis">&#8230;</span> <span class="read-more"><a href="https://www.cizerouno.it/2014/varcare-la-frontiera-identita-3-il-nostro-nuovo-progetto-2014-2015/">Leggi tutto &#8250;</a></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_269" style="width: 627px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.cizerouno.it/wp-content/uploads/2014/10/USA_MESSICO_image3.jpg"><img aria-describedby="caption-attachment-269" decoding="async" loading="lazy" class=" wp-image-269 " src="https://www.cizerouno.it/wp-content/uploads/2014/10/USA_MESSICO_image3.jpg" alt="La frontiera tra gli Stati Uniti e il Messico in una immagine di Lea-Sophie Lazić-Reuschel" width="617" height="347" srcset="https://www.cizerouno.it/wp-content/uploads/2014/10/USA_MESSICO_image3.jpg 882w, https://www.cizerouno.it/wp-content/uploads/2014/10/USA_MESSICO_image3-300x168.jpg 300w, https://www.cizerouno.it/wp-content/uploads/2014/10/USA_MESSICO_image3-220x123.jpg 220w" sizes="auto, (max-width: 617px) 100vw, 617px" /></a><p id="caption-attachment-269" class="wp-caption-text">La frontiera tra gli Stati Uniti e il Messico in una immagine di Lea-Sophie Lazić-Reuschel</p></div></p>
<p>L’associazione Cizerouno propone, per il biennio 2014-2015, il progetto multidisciplinare  <strong>Varcare la frontiera (identità #3)</strong> come ideale prosecuzione dell’attività iniziata nel biennio 2011-2012 con i due progetti su <strong>Ivo Andrić</strong> e le identità culturali ad est di Trieste e proseguite nel 2013-2014 con il progetto <strong>Ai confini dell&#8217;ebraismo, ebraismo ai confini</strong>.</p>
<p>Il progetto, sostenuto dalla <strong>Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia</strong>, prende spunto da una serie di anniversari dai quali far scaturire più riflessioni sul <strong>tema del confine, della frontiera, del loro superamento e della loro permeabilità</strong>.</p>
<p><strong>1915</strong> entrata in guerra dell&#8217;Italia nella prima Guerra (e i contraccolpi anche identitari che ciò ha avuto ad esempio sugli abitanti di Gorizia e Trieste)</p>
<p><strong>1945</strong> fine della Seconda guerra e i nuovi assetti geopolitici europei e mondiali</p>
<p><strong>1954</strong> fine del Governo Militare alleato a Trieste</p>
<p><strong>1955</strong> ultime ondate di profughi dall&#8217;Istria</p>
<p><strong>1975</strong> sottoscrizione del Trattato di Osimo e i nuovi rapporti tra Italia e Jugoslavia</p>
<p><strong>2004</strong> l&#8217;Unione Europea ha realizzato il suo più grande allargamento con l&#8217;inserimento di molti stati dell&#8217;Est.</p>
<p>Date come punti di partenza per analizzare come <strong>l&#8217;elemento frontiera/confine/limite plasmi la cultura, l&#8217;identità collettiva e del singolo</strong>. Il progetto vuole analizzare alcune esperienze storiche, culturali e sociali regionali, nazionali ed internazionali per riflettere <strong>su cosa comporti il varcare la frontiera</strong>.</p>
<p>E la frontiera da varcare può presentarsi sia come <strong>elemento fisico (politico/amministrativo)</strong>, che <strong>culturale</strong> (linguistico/religioso), che <strong>sociale</strong>, che <strong>mentale</strong>. Il progetto vuole indagare in maniera innovativa<strong> fino alle riflessioni contemporanee sulle soglie comportamentali e sociali e le identità di genere</strong> parlando al grande pubblico di fenomeni già accennati dai media ma che richiedono oggi un approfondimento con una visione più ampia e un linguaggio diverso.</p>
<p>Un progetto articolato da subito in maniera <strong>inter-culturale e transgenerazionale</strong> in modo da essere già esso stesso nella sua struttura, un esempio del «varcare la frontiera».</p>
<p><strong>Oltre la frontiera; Superare. Il limite; M/F?;  #nofrontiers</strong> sono i quattro segmenti principali del progetto attorno ai quali ruoteranno incontri con scrittori, artisti, mostre, laboratori didattici ed eventi multi-disciplinari.<b><br />
</b></p>
<p>Qui e sulla <a href="https://www.facebook.com/cizerouno" target="_blank" rel="noopener">pagina Facebook di Cizerouno</a>, verranno presentati di volta in volta i singoli appuntamenti. Se volete essere aggiornati con le nostre newsletter potete inviarci una mail a info@cizerouno.it</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cizerouno.it/2014/varcare-la-frontiera-identita-3-il-nostro-nuovo-progetto-2014-2015/">Varcare la frontiera: un nuovo progetto</a> proviene da <a href="https://www.cizerouno.it">Cizerouno</a>.</p>
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