Il 7 maggio 1976 Tito manda un telegramma a Leone. Il giorno prima, il Friuli era crollato. A Fiume e a Pola si facevano le file per donare sangue. A Trieste una zingara prediceva nuove scosse e un ragazzo cecoslovacco arrivava dal mare su un materassino di gomma. Gli accordi di Osimo aspettavano in un cassetto. La scossa aveva attraversato il confine. La terra non sa cosa sia. Leggi tutto ›
Il 6 maggio 1976, alle 21.00, una scossa di magnitudo 6.4 durò 59 secondi e rase al suolo interi paesi del Friuli. Novecentottantanove morti, duecentomila senzatetto. Trieste non fu colpita — ma sentì, e rispose. Tre libri trovati su una bancarella in piazza Garibaldi hanno riaperto quei mesi: i diari di un direttore di giornale che scrisse ogni mattina per cinque mesi, un romanzo che ha trasfigurato il disastro in letteratura, una rassegna stampa che racconta come una città si mobilitò attraverso le sue reti culturali, i suoi artisti, la sua memoria. Dentro ci abbiamo trovato pregiudizi che si incrinano, confini che si attraversano, una solidarietà corporea e trasversale che ancora oggi fa domande. Leggi tutto ›